Pubblicazioni e documenti Paolo Giussani in ricordo del nonno | Page 19
Lo zio Antonio in qualche ricordo di Luigi Butti
(nato a Rivolta d’Adda nel 1936)
Benché fossi un pronipote acquisito – in quanto mia madre Giovanna
era figlia di Luisina Ponchi, sorella di sua moglie Maria – lo zio Tunì, sarto
di professione, tollerava la mia assidua presenza tanto in casa sua (in
località Belvedere) che nella propria bottega (situata all’inizio della via di
Porta Paladino, oggi via Mario Cereda). E mi forniva spesso indimenticabili
- e non dimenticati - educativi esempi di generosità. Per citarne uno:
quando mi mandava in bicicletta a portare un capo di vestiario a un
suo cliente, abitante in un lontano cascinale, al ritorno s’informava se
avessi avuto un sia pur piccolo compenso. Il più delle volte gli mostravo il
cartoccio di frutta che mi era stato regalato. Quando non avevo ricevuto
nulla mi consegnava immediatamente qualche lira: che a quei tempi, per
un adolescente, era un ben di dio.
Anche l’umana comprensione per le marachelle del pronipote
più discolo era una costante dimostrazione di notevole generosità. Lo
conferma la volta che mi ha insegnato a…. rubargli le carote. Infatti, un
giorno mi chiamò in disparte e mi spiegò benevolmente che - invece
di estirparle indiscriminatamente e reinterrare quelle insoddisfacenti (il
cui ciuffo di foglie, seccando, rivelava il misfatto) - avrei dovuto infilare
due dita nel terreno e palpeggiarle per valutarne la consistenza, prima di
estrarle saccheggiando inutilmente parte della coltivazione.
Un’altra esperienza di incisivo valore formativo mi ha colpito quando
- poco più che undicenne - rimasi solo nella bottega dello zio, che aveva
dovuto allontanarsi per qualche minuto. In quel breve lasso di tempo
entrò uno dei tanti poveri di allora, che ignorandomi sfacciatamente
mise mano in una scatoletta bene in vista sulla macchina per cucire: vi
estrasse un biglietto da due lire e si allontanò senza rivolgermi la parola.
Appena è ricomparso lo zio gli ho riferito indignato l’accaduto. Ma lui mi
ha tranquillizzato dicendomi di avere lasciato di proposito del denaro alla
portata dei questuanti: ognuno dei quali prelevava un modesto contributo,
lasciando intatto il rimanente a disposizione degli altri bisognosi. Per me fu
l’ennesima prova di altruismo e sensibilità sociale, oltre che un eccellente
esempio di fiducia reciproca.
Ricordo con ammirazione anche i pochi minuti di riposo che