PLAST Sett 2026 | Page 28

Nel 2025 i volumi del riciclo meccanico superano le 850 mila tonnellate(+ 2 %), ma il fatturato scende a 685 milioni di euro. Stritolati tra la concorrenza asiatica dei polimeri vergini low cost e costi energetici fuori controllo, i pionieri della transizione ecologica chiedono regole certe.

ECONOMIA [ MERCATO ]

Nel 2025 i volumi del riciclo meccanico superano le 850 mila tonnellate(+ 2 %), ma il fatturato scende a 685 milioni di euro. Stritolati tra la concorrenza asiatica dei polimeri vergini low cost e costi energetici fuori controllo, i pionieri della transizione ecologica chiedono regole certe.

Più volumi, meno fatturato

C

’ è un cortocircuito silenzioso che si sta consumando nei capannoni del riciclo meccanico italiano, una terra di mezzo industriale dove l’ ecologia smette di essere uno slogan e diventa catena di montaggio. L’ ultimo Report Assorimap( elaborato da Plastic Consult) fotografa una realtà schizofrenica: da un lato, la macchina del recupero corre; dall’ altro, i bilanci boccheggiano. I dati complessivi del 2025 parlano chiaro: l’ output nazionale delle plastiche riciclate post-consumo ha tenuto il passo, toccando quota 850.000 tonnellate( un solido + 2 % rispetto al 2024). Ma se si sposta lo sguardo sull’ altare dei ricavi, la festa finisce. Il fatturato complessivo del settore è sceso a circa 685 milioni di euro(-1,1%). Un paradosso macroeconomico perfetto: produciamo di più, guadagniamo di meno. Se poi allarghiamo il perimetro a macinatori e trasformatori integrati, l’ Italia si conferma un gigante europeo capace di rimettere in circolo tra 1,3 e 1,4 milioni di tonnellate di materia prima seconda. Eppure, questo gigante ha le gambe d’ argilla.

L’ asimmetria competitiva e la trappola del“ vergine” A spegnere i motori dell’ entusiasmo, soprattutto nel secondo semestre del 2025, è stato un combinato disposto micidiale. Le quotazioni dei polimeri vergini( la plastica prodotta ex novo dal petrolio) sono crollate, trascinate al ribasso da una sovrapproduzione globale e dall’ aggressività delle importazioni extracomunitarie. Per un’ azienda che trasforma imballaggi, scegliere la plastica vergine oggi costa spesso meno rispetto a quella rigenerata. A questo si aggiunge la zavorra tutta italiana dei costi industriali: le nostre imprese pagano l’ energia elettrica il 40 % in più rispetto ai livelli pre-crisi del 2021, una batosta strutturale rispetto ai concorrenti europei.
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