PLAST Nov 2026 | Page 45

Impatto degli scenari 1, 2 e 2a sul benessere regionale- Con il tetto l’ Europa occidentale perde 8,8 mld $: compra molta plastica, anche dentro altri prodotti, e il rincaro pesa su famiglie e imprese. Il Nord America, pur grande produttore, ne compra meno e incassa i maggiori ricavi dei produttori. Nello scenario 2 l’ Europa occidentale sostiene quasi tutto il costo( 3,0 mld $), perché parte da una raccolta già alta. Nel 2a il costo maggiore è in Asia orientale, dove raccolta e riciclo crescono molto.
07 – figura + dida: considera tutti i costi. Sostituire la plastica con materiali più pesanti, per esempio, rende più costoso il trasporto. Con tetti più restrittivi i rincari sarebbero ancora maggiori. I due scenari, il primo e il secondo con le varianti, riducono la dispersione in modi diversi. Il tetto riduce uso e rifiuti, per cui la capacità di raccolta esistente ne intercetta una quota maggiore e gli utilizzatori ripiegano sulla plastica secondaria. L’ incentivo lascia quasi invariati i rifiuti generati, ma fa crescere raccolta e riciclo molto di più, con effetti assai meno dirompenti per consumatori e industrie. I prezzi della plastica secondaria salgono con il tetto e scendono con l’ incentivo. Per quanto riguarda il benessere, un incentivo al riciclo è economicamente preferibile al tetto. La versione mirata fa ancora meglio. L’ aliquota uniforme di imposta e sussidio si applica anche alle regioni in cui la dispersione non può calare, per esempio perché la raccolta è già molto alta. Lì si sposta denaro e si alterano i prezzi senza ottenere più riciclo, quindi si paga un costo senza un vantaggio ambientale. L’ incentivo mirato evita questo spreco, concentrando il sostegno dove i rifiuti mal gestiti sono più numerosi. La liberalizzazione degli scambi da sola non basta a ridurre la dispersione e va affiancata ad altri interventi.
Indicazione
Le politiche concepite per intervenire con maggiore precisione sulle cause dei rifiuti mal gestiti possono ottenere benefici ambientali a un costo economico inferiore.
Un tetto generalizzato alla produzione di plastica vergine può generare una significativa pressione inflazionistica.
Il costo di attuazione delle politiche volte ad aumentare la capacità di raccolta e di riciclo dei rifiuti può essere ridotto concentrandosi sui Paesi con gli attuali tassi più elevati di rifiuti mal gestiti.
La liberalizzazione degli scambi può offrire guadagni economici marginali, ma dovrebbe essere integrata da politiche volte a contrastare l’ inquinamento da rifiuti di plastica.
I Paesi che nel breve termine rischiano di subire danni sproporzionati da un tetto alla produzione non sono quelli con grandi industrie della plastica vergine.
L’ esperienza dei precedenti trattati multilaterali evidenzia l’ imperativo del sostegno all’ attuazione, e non soltanto degli impegni giuridici.
Le implicazioni di policy tra ambiente, economia e società
Elemento a supporto
Il tetto generalizzato produce una perdita di benessere molto più alta dell’ incentivo al riciclo e delle sue varianti.
Con un calo del 5 % della produzione i prezzi salgono di circa l’ 8,5 %. Le alternative alla plastica costano di più o rendono meno, quindi l’ offerta ridotta si traduce in rincari, tanto più con tetti severi.
Il miglior rapporto tra risultati e risorse si ottiene in regioni come Asia meridionale e orientale, Africa e America Latina.
Dà impulso agli scambi di riciclabili, ma poco ai volumi globali di riciclo: da sola non basta.
Il costo ricade soprattutto sui consumatori di plastica vergine( imprese e famiglie) più che sui produttori. Sono più vulnerabili le economie con poca produzione di plastica vergine, molto consumo di plastica e importatrici nette.
I costi della raccolta ricadranno probabilmente soprattutto su economie in via di sviluppo ed emergenti: il finanziamento del trattato serve anche a ripartirli equamente.
Gli impatti regionali Contrariamente a quanto si pensa, con un tetto non rischiano di più, nei tre-cinque anni considerati dal modello, i Paesi con grandi industrie di plastica vergine. La perdita ricade infatti soprattutto su consumatori, imprese e famiglie. Ne soffrono di più le economie che producono poca plastica vergine rispetto alle proprie dimensioni, ne consumano molta e ne importano più di quanta ne esportano. Con l’ incentivo al riciclo stanno relativamente peggio le regioni in cui raccolta e riciclo pesano di più sul PIL. Queste regioni hanno infrastrutture consolidate, esperienza ed economie di scala, ma ampliare un’ attività già molto estesa aumenta il costo marginale, ovvero ogni tonnellata in più costa sempre di più. Con l’ incentivo mirato questa distribuzione degli effetti tra le regioni non si ripete, perché le risorse vanno soprattutto alle regioni con più rifiuti mal gestiti e non a quelle dove raccolta e riciclo sono già sviluppati.
Questione di equilibrio Esiti ambientali simili si ottengono con approcci diversi, ma con effetti economici molto diversi. C’ è anche una questione distributiva. Le restrizioni a monte, infatti, ripartiscono i costi lungo le catene di approvvigionamento globali, mentre le misure sui rifiuti richiedono richiedono ai Paesi con sistemi più deboli un maggiore sforzo di attuazione e quindi finanziamenti, sviluppo delle capacità e flessibilità. I trattati ambientali precedenti indicano cinque condizioni di successo: ampia partecipazione, forte sostegno all’ attuazione, quadri flessibili ma improntati alla responsabilità, obiettivi chiari e coinvolgimento dell’ industria. Molte difficoltà nascono da vincoli di capacità, non da inadempienza deliberata. In sintesi, serve un approccio equilibrato, ambizioso sul piano ambientale, attento alle differenze nazionali, che sostenga l’ attuazione dove la capacità è più debole e dia priorità a gestione dei rifiuti e circolarità.
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