AMBIENTE [ E RICICLO ]
ntivo e salgono con il tetto. Gli scenari 2a e 2b vanno nella stessa direzione del 2.
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– figura + dida: Impatto degli scenari 1 e 2 sulla produzione e sui prezzi globali della plastica- Con il tetto i prezzi globali
della plastica vergine salgono del 9,7 % e quelli complessivi, riciclata compresa, dell’ 8,5 %. Il rincaro si trasmette ai prodotti intermedi perché la plastica è poco sostituibile( domanda anelastica) e il modello potrebbe sottostimarlo, non cogliendo eventuali maggiori costi di trasporto e stoccaggio dei materiali alternativi. Con l’ incentivo( scenario 2) la produzione di plastica vergine cala solo dell’ 1,2 %. La plastica riciclata cresce in entrambi gli scenari, ma i suoi prezzi scendono con l’ incentivo e salgono con il tetto. Gli scenari 2a e 2b vanno nella stessa direzione del 2.
Lo Scenario 1 contempla un tetto alla produzione. In ogni regione la produzione di plastica vergine è fissata al 95 % del livello di riferimento. Il taglio del 5 % è uno strumento analitico, perché questi modelli funzionano meglio con variazioni piccole. Il principale vantaggio è che agisce direttamente sull’ uso dei materiali. Non prende però di mira i punti in cui i rifiuti diventano inquinamento e riduce la dispersione a costi economici sostanziali, con perdite di benessere. Lo Scenario 2 considera l’ incentivo al riciclo. Un’ imposta sullo smaltimento in discarica finanzia un sussidio a raccolta e riciclo, con la stessa aliquota in tutte le regioni. Nella pratica l’ efficacia dipende da attuazione e controlli, perché costi di smaltimento più alti aumentano il rischio di scarichi illegali. Questo scenario riduce la dispersione migliorando raccolta, riciclo e allocazione dei materiali riciclabili. L’ effetto sui prezzi è più favorevole, in confronto al primo scenario, perché l’ offerta di plastica vergine non è soggetta a un tetto e il materiale riciclato diventa più abbondante, dato che smaltire costa di più e raccogliere e riciclare costa meno. I prezzi quindi non salgono ma scendono leggermente. L’ imposta con sussidio riproduce così il primo dei due effetti dell’ EPR, cioè le entrate che finanziano raccolta, selezione e riciclo. Il secondo, l’ incentivo a progettare per la circolarità, resta fuori dal modello, perché le plastiche vi compaiono come aggregati( vergini o riciclate) e le tariffe non possono variare in base alla riciclabilità. Lo Scenario 2a considera invece un incentivo di riciclo mirato. Le aliquote sono calibrate sul margine di riduzione della dispersione di ogni regione, evitando imposte e sussidi dove non servono. Poiché dirige gli incentivi più forti verso i luoghi in cui raccolta e riciclo hanno il massimo effetto sulla dispersione, questa variante ottiene lo stesso esito ambientale con un costo di benessere inferiore rispetto a un’ aliquota uniforme globale. Lo Scenario 2b aggiunge al 2a la liberalizzazione degli scambi commerciali, rendendo meno stringenti le regole sul consenso informato preventivo( PIC) previste dalla Convenzione di Basilea per il commercio di rifiuti riciclabili. Nel modello questa riduzione è simulata con la rimozione di un dazio, espediente comune per rappresentare le barriere non tariffarie. Lo scenario non difende l’ eliminazione completa del PIC e mantiene le salvaguardie su contaminazione e gestione ambientalmente corretta. L’ apertura determina un forte aumento dei flussi commerciali e un piccolo miglioramento del benessere. I volumi di riciclo cambiano poco, ma diventano più efficienti, perché l’ apertura separa le fasi della catena. Rispetto allo scenario 2a, con la liberalizzazione Asia meridionale e orientale raccolgono più rifiuti ma ne riciclano meno, perché li vendono altrove. Europa occidentale e Sud-Est asiatico vanno in direzione opposta, raccogliendo meno rifiuti e riciclandone di più. Ogni regione si concentra così sulla fase in cui è più efficiente. Il benessere netto, misura chiave del report, descrive la condizione economica delle famiglie. Include anche i profitti sovranormali, cioè i guadagni extra che il tetto procura alle imprese, ipotizzando che restino alle famiglie della regione di produzione. Non coincide con la produzione lorda, perché una maggiore attività, anche quella necessaria a gestire più rifiuti, fa crescere la produzione ma non sempre il benessere.
I risultati Un tetto alla produzione fa salire i prezzi, e di molto. Con meno plastica disponibile, imprese e famiglie non riescono a ridurne l’ uso nella stessa misura, perché per molte applicazioni i materiali alternativi costano di più o rendono meno, e nei tre-cinque anni considerati dal modello le tecniche produttive – figura + dida restano: quelle attuali. La domanda così cala poco e i prezzi della plastica salgono dell’ 8,5 %. Le imprese che la usano per produrre i propri beni pagano di più e rialzano a loro volta i prezzi, così il rincaro si estende ad altri settori. Il modello potrebbe sottostimare questo effetto, perché non
Impatto degli scenari 1 e 2 su generazione, raccolta e riciclo dei rifiuti a livello globale- Con il tetto( scenario 1) i rifiuti generati calano di 12,4 Mt, ma raccolta e riciclo aumentano, con il riciclo a + 19,9 Mt, perché la capacità di raccolta esistente intercetta una quota maggiore dei rifiuti e chi usa plastica ripiega su quella riciclata. Con l’ incentivo( scenario 2) i rifiuti generati restano quasi invariati e raccolta e riciclo crescono di più, con il riciclo a + 32,7 Mt. In Europa il tasso di riciclo a fine vita, pari al 49 % con soli miglioramenti del riciclo meccanico, salirebbe al 73 % con il riciclo chimico e fino al 78 % con ulteriori progressi tecnologici.
Impatto sul benessere netto per scenario- Lo scenario 1 genera di gran lunga la perdita maggiore( 16,8 mld $). Lo scenario 2 costa circa cinque volte meno( 3,2 mld $), ma circa sei-otto volte più delle versioni 2a e 2b( 0,5 e 0,4 mld $). Il benessere netto include i profitti sovranormali che il tetto procura alle imprese e che possono andare a pochi proprietari, mentre il benessere delle famiglie riflette il reddito reale della popolazione più ampia. Nel modello, quest’ ultimo dipende da prezzi( potere d’ acquisto), attività economica( redditi) e imposte.
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