PLAST Marzo 2026 | Page 30

Secondo uno studio dell’ istituto di ricerca Lux Research, il 2026 sarà per le materie plastiche l’ anno del realismo industriale: meno promesse e più selezione delle tecnologie, con focus su prestazioni, scalabilità ed equilibrio tra innovazione, economia e vincoli normativi.

ECONOMIA [ MERCATO ]

Secondo uno studio dell’ istituto di ricerca Lux Research, il 2026 sarà per le materie plastiche l’ anno del realismo industriale: meno promesse e più selezione delle tecnologie, con focus su prestazioni, scalabilità ed equilibrio tra innovazione, economia e vincoli normativi.

Realismo industriale e scelte selettive

Nel report 30 Tech Trends for 2026, Lux Research fotografa un settore chimico e dei materiali entrato in una fase di profondo realismo. Se si isolano i contenuti più rilevanti per i materiali polimerici, il messaggio che emerge è chiaro: il 2026 non sarà l’ anno delle svolte radicali, ma quello della selezione naturale delle tecnologie, in cui sopravvivranno solo le soluzioni in grado di dimostrare prestazioni industriali, sostenibilità economica e compatibilità regolatoria. Per una filiera come quella delle plastiche, storicamente abituata a cicli di investimento lunghi e asset capital intensive, questo cambio di paradigma ha implicazioni concrete su riciclo, materie prime alternative, packaging e sviluppo di materiali avanzati.

Defossilizzazione delle materie prime: tra ambizioni e vincoli strutturali La riduzione della dipendenza da feedstock fossili rimane un obiettivo strategico dichiarato, ma Lux Research sottolinea come nel breve termine i driver restino deboli. Il riciclo chimico, e in particolare la pirolisi delle plastiche, continua a confrontarsi con problemi noti: economia fragile, disponibilità discontinua dei rifiuti idonei e incertezze normative. In Europa, l’ accettazione formale del principio del mass balance per l’ attribuzione del contenuto riciclato rappresenta un passo avanti importante, soprattutto in vista degli obiettivi della PPWR. Tuttavia, le modalità applicative risultano ancora penalizzanti per molti impianti, in particolare quando una parte dei flussi è destinata a usi energetici. Il risultato è un contesto che, almeno nel 2026, difficilmente consentirà una rapi-
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