da scalabilità delle tecnologie di riciclo chimico convenzionale. Parallelamente, Lux evidenzia un crescente interesse istituzionale verso il biomanufacturing, visto non tanto come soluzione“ green” in senso stretto, quanto come strumento di resilienza industriale e sicurezza nazionale. Per il mondo dei polimeri, questo potrebbe tradursi in opportunità mirate per intermedi e materiali biobased capaci di offrire vantaggi funzionali o di supply chain, più che una semplice sostituzione delle resine fossili esistenti. Le tecnologie basate sull’ utilizzo della CO 2 come materia prima restano invece in una fase ancora preliminare. Secondo Lux, avanzeranno solo laddove la“ carbon capture and utilization” sarà strettamente allineata a strategie di prodotto di brevemedio termine, evitando approcci puramente dimostrativi.
Decarbonizzazione degli impianti: approcci pragmatici e su misura Sul fronte della decarbonizzazione operativa, il report evidenzia come, nonostante un raffreddamento del dibattito pubblico nel 2025, gli obiettivi net zero al 2050 restino formalmente in piedi per gran parte dei grandi gruppi chimici. Tuttavia, la pressione sui costi e la volatilità dei prezzi energetici stanno imponendo scelte molto selettive. Per i produttori di polimeri, questo significa continuare a puntare su interventi incrementali – efficienza energetica, fuel switching, elettrificazione parziale – rinviando o ridimensionando i progetti più trasformativi. Tecnologie come l’ elettrificazione del calore ad alta temperatura, la cattura della
CO 2 e l’ utilizzo economicamente ancorato del carbonio rimangono sotto osservazione, ma la loro adozione dipenderà fortemente dal contesto specifico dei singoli asset.
Il messaggio di Lux è esplicito: non esistono soluzioni universali. La decarbonizzazione delle produzioni plastiche nel 2026 sarà necessariamente“ su misura”, calibrata su impianti, mercati e catene del valore differenti.
Riciclo avanzato e circolarità: una geografia sempre più frammentata La circolarità delle plastiche resta un tema centrale, ma il report mette in evidenza una crescente divergenza geografica. La capacità di riciclo avanzato continua a crescere soprattutto nell’ area Asia-Pacifico, mentre in Europa e nelle Americhe numerosi progetti subiscono rallentamenti o rinvii, penalizzati da condizioni macroeconomiche sfavorevoli e da un supporto politico meno stabile. Secondo Lux, le iniziative più resilienti sono quelle inserite in ecosistemi industriali strutturati, dove la sicurezza dell’ approvvigionamento dei materiali e la collaborazione lungo la filiera – ad esempio nel settore automotive – diventano fattori determinanti quanto, se non più, degli obiettivi ambientali. Nel 2026, il riciclo chimico delle plastiche troverà spazio solo dove le policy saranno in grado di creare incentivi economici chiari e duraturi.
LA PRESSIONE SUI COSTI E LA VOLATILITÀ DEI PREZZI ENERGETICI STANNO IMPONENDO SCELTE MOLTO SELETTIVE
Le normative europee, dalla PPWR alle restrizioni su microplastiche e PFAS, stanno ridisegnando le priorità dell’ industria delle materie plastiche, spingendo verso soluzioni tecnicamente solide e industrialmente scalabili
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