PLAST Marzo 2026 | Page 29

Alberto Palaveri, presidente di Giflex
logie per misurare gli impatti reali e supportare scelte materiali / processo coerenti con gli obiettivi UE. Come ricorda il ricercatore Erik Ciravegna, lo smart packaging agisce da“ broadcaster” di informazioni lungo la catena del valore, accompagnando la transizione con modelli sostenibili e competitivi per il Made in Italy.
Le richieste della filiera: pragmatismo regolatorio e strumenti applicabili Dal palco romano, Giflex— che rappresenta 47 trasformatori e 63 soci simpatizzanti, circa l’ 80 % del settore nazionale per volumi e fatturato— ha rimarcato due priorità: 1. Agevolare le prassi di mercato che riducono l’ immesso al consumo, sostenendo investimenti mirati che rendano praticabili gli obiettivi regolatori.
2. Migliorare raccolta e riciclo, evolvendo gli schemi con l’ evoluzione degli imballaggi e senza escludere soluzioni abilitanti come il riciclo chimico. Al centro, la richiesta di“ strumenti stabili e applicabili” e la proposta di un tavolo di lavoro con Governo e Parlamento sulla riduzione dell’ immesso. Sul piano politico, il senatore Cantalamessa invoca un approccio di filiera: flessibilità normativa, tempi credibili di adeguamento e stop alla burocrazia che penalizza chi innova e compete.
Focus flessibile: efficienza materiale e prestazionale Tra le leve principali per coniugare crescita e riduzione dei rifiuti, il flessibile si conferma opzione di efficienza: peso imballo / prodotto 2 – 3 % in media, minore uso di materia prima e ridotte emissioni di CO 2
, con performance di barriera e sicurezza alimentare che estendono la shelf-life riducendo lo spreco. In Europa il flessibile vale 18,8 miliardi( 2024) e, a livello globale, si stima un consumo + 8,8 % al 2029( Europa + 6,4 %). In Italia: ~ 12.000 addetti, ~ 400 – 450 mila tonnellate prodotte, > 4,3 miliardi di fatturato.
Macchine e tecnologie: il“ vantaggio competitivo” italiano L’ anello delle tecnologie è decisivo per tradurre la sostenibilità in

Sei mosse per un PPWR“ abilitante”

Dalle testimonianze e dai dati emersi si possono estrarre sei priorità operative per una transizione sostenibile praticabile: 1. Tavolo permanente di filiera con Governo e Parlamento per il coordinamento su target, tempistiche e strumenti, con indicatori misurabili( riduzione immesso, tassi di riciclo effettivo, qualità dei flussi).
2. Sostegno agli investimenti( crediti d’ imposta, de-risking, accesso al credito) per revamping, ri-progettazione dei pack e digitalizzazione( tracciabilità, data layer, marcatura).
3. Ecosistema del riciclo aggiornato ai nuovi pack: raccolta / selezione più fine, riciclo meccanico potenziato e riciclo chimico come complementare per flussi“ difficili”.
4. Standard e interoperabilità dei dati sul packaging( passaporto del materiale, EPR“ data-driven”), per ridurre ambiguità interpretative e accelerare conformità PPWR.
5. Approccio LCA comparabile per decisioni su riuso / monouso, mono materiale / multistrato: evitare scelte ideologiche, puntare su risultati ambientali oggettivi.
6. Comunicazione al consumatore chiara e verificabile( istruzioni di conferimento, benefici di shelf life e anti spreco), per aumentare la qualità della raccolta e allineare comportamenti reali ai target.
pratica industriale. L’ Italia è leader mondiale— in competizione con la Germania— nelle macchine automatiche per confezionamento e imballaggio, con Ucima che rappresenta ~ 200 aziende, > 10 miliardi di fatturato 2024 e 80 % di export. Oltre metà delle macchine vendute al mondo è italiana o tedesca: un patrimonio che abilita efficienza, qualità e continuità produttiva, anche attraverso revamping mirato, integrazione di nuovi materiali e riduzione degli sprechi. Sul fronte printing e converting, Acimga sottolinea il doppio ruolo del packaging: protezione( accoppiamento / laminazione) e comunicazione( stampa). La transizione green e digitale si vince con una visione di filiera, evitando interventi disomogenei sui singoli anelli.
La posta in gioco Il Made in Italy del packaging non chiede sconti, ma regole attuabili per conseguire i target ambientali senza sacrificare competitività, occupazione e innovazione. La filiera— dalla macchina al materiale, dalla trasformazione alla marca— ha già dimostrato di saper unire qualità, efficienza e circolarità. Con un PPWR abilitante, standard data driven e investimenti mirati, l’ Italia può fare scuola in Europa: meno rifiuti, migliori prestazioni e valore lungo tutta la catena.
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