PARTS Ott 2026 | Page 77

Management
È evidente, allora, come dall’ inizio del millennio una parte sempre maggiore della crescita sia stata sostenuta attraverso una continua espansione del debito. Il punto, oggi, è capire quali strade intraprendere se, come è sensato, non possiamo continuare a comprare crescita economica contraendo debiti sempre maggiori.
COSA SIGNIFICA CRESCERE Crescere, all’ alba del terzo millennio, è molto più complesso di quanto non lo fosse nei decenni che si sono susseguiti dal dopoguerra. La complessità dell’ impianto sociale e dei suoi bisogni impone una seria riflessione su quali direzioni di crescita debbano intraprendere il mondo occidentale, l’ Europa e più nello specifico soprattutto l’ Italia. Crescere non significa aumentare il fatturato, non significa produrre volumi sempre maggiori ma creare le condizioni per un aumento del valore aggiunto prodotto. Per un sistema economico moderno- e, per analogia, per un’ impresa- conta soprattutto la capacità di utilizzare capitale e lavoro per produrre una quantità crescente di valore. Paradossalmente, il dato occupazionale diventa meno importante del valore che attraverso quell’ occupazione si riesce a creare. Creare valore significa inoltre generare risorse crescenti per investire, remunerare il lavoro e il capitale e alimentare, attraverso la redistribuzione della ricchezza prodotta, una spirale economica virtuosa. La concorrenza low-cost, in questo quadro comparativo, occupa un ruolo significativo: crescere in segmenti a bassi margini distrugge valore invece che crearlo. Un debito crescente impone, d’ altra parte, una crescita maggiore, non soltanto per sostenere il pagamento degli interessi ai creditori, ma per rendere sostenibile nel tempo il debito stesso. Appare sempre più evidente, come abbiamo già sottolineato in passato su questa rivista, che la crescita europea e, in misura ancora più accentuata, quella italiana dell’ ultimo ventennio, non siano state sufficienti né qualitativamente all’ altezza di quelle dei nostri partner americani e dei nostri antagonisti cinesi. Le cause sono numerose: dall’ eccesso di burocrazia a un atteggiamento regolatorio spesso antindustriale, fino a un conservatorismo di rendita che sembra caratterizzare parte del sistema economico europeo e, soprattutto, italiano, più probabilmente alimentato dalle prime due cause elencate. Ciò che più colpisce, tuttavia, è la scarsa importanza attribuita alla produttività, senza un aumento della quale una crescita duratura del prodotto interno lordo diventa estremamente difficile. Il divario di crescita della produttività tra Europa e Stati Uniti, rappresentato nel Grafico 2, offre un panorama particolarmente efficace della situazione alla quale cercheremo, qui di seguito, di dare una spiegazione e di indicare possibili vie di miglioramento.
IL PARADOSSO ITALIANO DEI 25 ANNI PERDUTI
Negli ultimi 25 anni di storia economica, gli Stati Uniti sono cresciuti del 65,7 % mentre l’ Unione europea quasi del 39 %. Il dato è di per sé un elemento di giudizio negativo ma ancora più evidente e allarmante è il fatto che in questo contesto l’ Italia è riuscita a crescere solo di uno striminzito 9,3 %. Anche negli USA la manifattura è arretrata nel rapporto al PIL ma è stata egregiamente sostituita da un’ industria intangibile ad alto, anzi, altissimo valore aggiunto, cosa che in Europa ma soprattutto in Italia non è avvenuta. Sovrapponendo i Grafici 2 e 3 si crea immediatamente un collegamento tra la bassa crescita italiana e l’ andamento della produttività, elemento spesso sottovalutato ma fondamentale per la crescita del PIL. I numeri sono ancora più difficili da spiegare se consideriamo le trasformazioni intervenute nello stesso periodo. In venticinque anni imprese ed economie hanno avuto a disposizione tecnologie, automazione, digitalizzazione, nuovi strumenti organizzativi e una possibilità di accesso al denaro incomparabilmente superiore rispetto al passato. Tutti fattori che, almeno in linea teorica, avrebbero dovuto consentire di produrre più valore utilizzando le stesse risorse. Ma la tecnologia, così come i capitali, non producono di
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