Management di influenza sempre più definite. Sarebbe un errore di superficialità intellettuale pensare che la storia della guerra fredda si stia ripetendo con le medesime modalità. Mentre con l’ Unione Sovietica c’ erano certamente delle forti divergenze ideologiche, ma non vi erano sovrapposizioni economiche di rilievo, con la Cina la competizione diviene totale, perché si sviluppa all’ interno delle stesse catene del valore. I principali fronti di tensione internazionale- dall’ Ucraina al Medio Oriente- riflettono questo scenario e, pur in assenza di un confronto diretto, rimandano a un equilibrio instabile in cui la competizione tra le due potenze si esprime attraverso molteplici livelli. In questo contesto, il vero punto critico non è tanto il confronto tra Stati, quanto le conseguenze operative che esso produce sui sistemi economici e sulle imprese. L’ Unione Europea, che sembra scomparsa nella selva oscura della propria burocrazia, continua a misurare la propria irrilevanza mentre al suo interno si stanno combattendo ferocemente due fazioni che, seppur prive di peso reale nel quadro internazionale, parteggiano chi per il modello liberale legato a Washington chi per quello autocratico di Pechino. Bruxelles non ha compreso che il suo punto più critico non è più soltanto la relazione tra
Stati Uniti e Cina, ma la posizione delle sue imprese che operano tra questi due sistemi. Per anni è stato possibile mantenere un equilibrio, sfruttando le opportunità offerte da entrambi i mercati. Oggi questo spazio si è ridotto drasticamente. Le scelte industriali, le strutture di controllo e le alleanze diventano elementi che incidono direttamente sull’ accesso ai mercati, sulla credibilità e, in ultima analisi, sul valore stesso delle imprese. In uno scenario di crescente polarizzazione, il doppio posizionamento non rappresenta più una strategia stabile, ma un fattore di alto rischio sistemico.
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