Ovvero come la politica internazionale sta ridisegnando la governance delle imprese
Management
Le relazioni pericolose
Ovvero come la politica internazionale sta ridisegnando la governance delle imprese
Il mondo non è più neutrale e le imprese nemmeno. Il caso Pirelli segna un passaggio significativo: la competizione tra Stati Uniti e Cina entra nella governance, nel capitale e nelle scelte industriali. Con gli USA l’ Europa crea valore, con la Cina accumula squilibri anche tecnologici. Ciò che va compreso è che non è una fase legata a una singola amministrazione americana, ma una traiettoria strutturale. Continuare a stare su entrambi i fronti non è un saggio equilibrio, è una relazione pericolosa
Di Andrea Taschini
Non penso che con questo articolo si possa sorprendere qualcuno, affermando che la fase internazionale che stiamo attraversando è segnata da una competizione crescente per il controllo delle risorse, delle catene di approvvigionamento e degli equilibri industriali globali. È un dato ormai acquisito. Ciò che invece continua a essere sottovalutato è la natura di questa competizione e la velocità con cui essa sta ridefinendo gli assetti nati alla fine del secondo conflitto mondiale. Chi ancora invoca l’ ordine internazionale nato nel secondo dopoguerra come riferimento stabile dimostra di non cogliere come i processi storici evolvano: non per continuità lineare, ma per rotture improvvise che impongono improvvisi salti di paradigma. Ed è sempre in queste svolte che emergono le variabili reali, quelle che determinano concretamente la tenuta dei sistemi economici.
Tra queste, senza dubbio, il fattore energetico si impone su tutte le altre. Non come elemento accessorio, ma come vincolo strutturale. L’ energia determina il costo della produzione, condiziona la competitività industriale e, attraverso questa, incide direttamente sull’ occupazione, sulla qualità del lavoro e sulla stabilità sociale. In questo contesto, l’ idea che la transizione verso le fonti rinnovabili possa rappresentare, nel breve e medio periodo, una soluzione efficace, appare sempre più come una costruzione ideologica che come una risposta pragmatica. La loro implementazione richiede infrastrutture, materie prime, capacità produttive e catene di fornitura che non sono distribuite in modo equo ma, proprio per questo, introducono nuove forme di dipendenza e nuove vulnerabilità. Ridurre la fase attuale a una sequenza di eventi politici significa non comprendere il punto essenziale: siamo di fronte a una ridefinizione profonda degli equilibri economici e industriali globali, e questa ridefinizione si gioca, prima di tutto, sul terreno dell’ energia e, di conseguenza, su quello del lavoro.
USA-Cina: un duello totalizzante
In questo scenario, lo scontro che si sta delineando ha ormai assunto contorni espliciti: da un lato gli Stati Uniti, dall’ altro la Cina. Non si tratta più soltanto di una competizione economica o tecnologica, ma del confronto tra due modelli che, pur rimanendo interconnessi, stanno diventando progressivamente incompatibili. Da un lato, un sistema fondato su regole, accesso ai mercati e trasparenza; dall’ altro, un modello in cui industria, tecnologia e catene del valore vengono utilizzate come strumenti di indirizzo strategico e di potere. Due impostazioni che riflettono visioni diverse dell’ economia e, più in profondità, dell’ organizzazione stessa della società che si traducono in sfere
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