PARTS Luglio/Agosto 2024 | Página 19

Attualità pati ( 398,3 per la precisione ), che corrispondono all ’ 1,6 % del totale italiano ( 25 milioni ). Ma il grande vantaggio , la sua grande forza è la produttività , che supera di quasi il 10 % ( esattamente l ’ 8,5 %) la media della produttività del lavoro a livello di economia complessiva italiana . “ Questo è un aspetto molto importante - ha spiegato Pini - perché la bassa crescita della produttività è invece uno dei nodi strutturali del nostro Paese . Negli ultimi 10 anni , la produttività del lavoro in Italia è cresciuta dello 0,6 % contro una media europea del 7 %”. Analizzando il settore da una prospettiva geografica , quasi il 70 % del valore aggiunto prodotto a livello nazionale dall ’ aftermarket si concentra in quattro regioni : la Lombardia , che vale 8 mld €, il 28,6 % del totale nazionale aftermarket ; l ’ Emilia Romagna grazie alla Motor Valley e il Veneto , che valgono ciascuna 3,7 mld € ( 13,2 % del totale aftermarket in entrambi i casi ); il Piemonte , grazie al polo automobilistico , che vale 3,6 mld € ( 12,6 %). A queste regioni , completando la cinquina dei territori più di peso per l ’ aftermarket con quote superiori al 2 % in termini sia di valore aggiunto sia di occupati , si aggiungono le Marche . Infine , le prime province per quota di valore aggiunto della filiera aftermarket sul totale dell ’ economia italiana sono Pesaro e Urbino ( 3,6 %), Modena ( 3,4 %), Torino ( 3,4 %) e Vicenza ( 3,4 %).

aftermarket

il Centro Studi Tagliacarne ha realizzato in collaborazione con Anfia , Aicaa , Promotec e le Camere di Commercio di Modena e Torino l ’ interessante indagine presentata al Summit nel primo pomeriggio . I dati raccolti ed elaborati ( 2021 ) confermano che la filiera dell ’ aftermarket italiano produce ogni anno circa 28 mld € di valore aggiunto ( a prezzi correnti ), corrispondenti all ’ 1,7 % del totale dell ’ economia nazionale ( 1.635 mld €). Le dimensioni di questo fenomeno sono importanti ed equivalgono circa a quanto viene prodotto dall ’ intero settore agricolo ( 31,7 mld €), alla produzione del settore dell ’ alimentare e delle bevande ( 31,4 mld €), al triplo della produzione del settore della farmaceutica ( 10,2 mld €). L ’ aftermarket dà lavoro a quasi 400mila occu-
Aftermarket ed elettrificazione
Qual è l ’ impatto della transizione elettrica sul settore ? “ In realtà non è molto significativo - risponde Pini - Infatti , nonostante lo spostamento dell ’ automotive verso l ’ elettrico , secondo l ’ indagine condotta dal nostro Centro Studi su un campione rappresentativo di imprese del settore , più dei tre quarti di queste ( il 77,4 %) non hanno intrapreso alcuna iniziativa di adeguamento ”. Solo il 5,4 % delle aziende si sta riconvertendo al mercato elettrico mentre la maggior parte , ben 77 su 100 , non ha intenzione di adottare nuove strategie per cambiare il modello di business e adattarsi alla transizione elettrica . Se c ’ è una riconversione di questo settore è di tipo geografico . Perché una buona fetta di imprese , il 13,3 %, ha tra le proprie strategie una riconversione di natura territoriale , cioè sta cercando nuovi mercati adiacenti mantenendo la stessa tipologia di prodotto o cambiando prodotto , aumentando il proprio business ma senza riconvertire l ’ intero modello di business ( 3,9 %). Dall ’ indagine emerge poi che l ’ avvicinarsi della scadenza del 2035 non appare così preoccupante . Sebbene dal 1 ° gennaio 2035 le auto alimentate da motori endotermici non potranno più essere vendute e immatricolate , i veicoli in circolazione potranno proseguire il loro ciclo di vita , garantendo lavoro ai ricambisti e alle officine almeno per un ulteriore decennio . Inoltre , molti dei ricambi utilizzati dalle auto a motorizzazione tradizionale che compongono il
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