Mercato
Al centro, Dario Duse, EMEA Leader Automotive & Industrial e Italy Country Head di AlixPartners; a sinistra Fabrizio Mercurio Director Automotive & Industrial; a destra, Emanuele Cordone, Partner Automotive & Industrial
in altri paesi). I costruttori cinesi pianificano di triplicare la capacità produttiva all’ estero, raggiungendo 3,4 milioni di veicoli nel 2030( di cui 1,6 milioni in Europa). L’ innovazione tecnologica aumenta e i costruttori cinesi investono di più- il 36 % destina più del 50 % del budget di ricerca e sviluppo al Software Defined Vehicle, e meglio- il 40 % sviluppa l’“ intelligenza” in casa e l’ 80 % usa strutturalmente virtualizzazione e digital twin-, con capacità di riutilizzare il software nel 50 % dei casi su intere piattaforme. Che fare? Per AlixPartners, i costruttori occidentali devono attuare una strategia di partnership per accedere alla tecnologia, necessaria per difendere le quote locali in erosione, ripensando il proprio modello operativo in modo radicale.
Dal Salone dell’ Auto di Pechino 2026
Inaugurato sotto lo slogan“ Lead the Era, Intelligent Future”, il Salone di Pechino ha proposto una vetrina tecnologica senza precedenti: 55 costruttori, 78 fornitori e oltre 100 debutti mondiali.“ L’ annunciato consolidamento è iniziato” confermano i dati dell’ Outlook:“ Il numero di costruttori con volumi superiori a 400 mila veicoli è raddoppiato in un anno passando da 4 a 8( molti dei quali di proprietà statale), ma rimangono più di un centinaio di costruttori con volumi troppo bassi per essere sostenibili”. Al confronto, l’ Occidente non regge: i brand cinesi hanno presentato in fiera modelli con qualità, design, caratteristiche, accessori e prezzi molto competitivi che si rinnovano a ritmi frenetici.
Molto meno affollati, gli stand dei costruttori europei proponevano prodotti meno evoluti, spesso mescolati ad auto“ storiche” per richiamare un heritage di dubbio valore per gli occidentali, e forse negativo per i nuovi consumatori cinesi.“ Il mercato cinese non cresce più in volumi, sta involvendo: in rapida sequenza sviluppa, matura e commoditizza la tecnologia per lo più offerta come aumento di contenuto a fronte di prezzi in diminuzione” ha evidenziato Duse,“ Tempi di sviluppo dimezzati, utilizzo del software per abilitare nuove funzioni, guida autonoma di livello 2 ++ e 3, design accattivanti e qualità sono le regole per la sopravvivenza più che per il successo. Il divario con i costruttori occidentali, ancora troppo legati a un prodotto“ auto” che i cinesi invece vedono come piattaforma software adattabile e migliorabile da applicare a un hardware“ veicolo” differenziato quasi solo per interni e design, aumenta: il 36 % dei costruttori e hyperscaler cinesi investono più del 50 % del budget di R & D su SDV contro il 19 % degli europei. L’ 80 % utilizza strutturalmente la virtualizzazione e i digital twin contro il 50 % degli europei. Nel 40 % lo sviluppa in casa, contro il 25 % in Europa e US, e, avendo disaccoppiato lo sviluppo dell’” intelligenza” da quello dell’ hardware, riutilizzano il software a livello di piattaforma, customizzando ed evolvendo il prodotto in modo sempre più efficiente e veloce”. Tutto ciò ostacola i costruttori occidentali in Cina, consentendo al Dragone di conquistare quote sempre maggiori di mercati“ ricchi” che, stante vantaggi di costo e tecnologia, sono profittevoli anche in presenza dei dazi. Ha aggiunto Duse:“ I produttori cinesi, con un vantaggio di costo del 35 %, tecnologie per loro diffuse ad alta scala e offerte di serie, design e finiture ormai appealing tanto quanto le migliori vetture occidentali, sono stati in grado di esportare più di 7 milioni di veicoli nel 2025(+ 21 %, con l’ Europa come prima destinazione), registrando profitti maggiori di quelli domestici: l’ EBITDA dei primi 5 esportatori è stato nel 2024 del 60 % più alto della media di tutti i costruttori cinesi. L’ espansione fuori dai confini local è l’ obiettivo logico, anche in considerazione di una sovracapacità che solo in Cina si attesta a circa 30 milioni di
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