PARTS Gen/Feb 2026 | Page 35

2025 da svolgere: 4 su 10, infatti, non sono ancora pronti né formati per gli interventi richiesti. La formazione ha quindi un ruolo primario e ai primi posti tra i più desiderati, si trovano i corsi su come intervenire su veicoli elettrici e ibridi.
2025 da svolgere: 4 su 10, infatti, non sono ancora pronti né formati per gli interventi richiesti. La formazione ha quindi un ruolo primario e ai primi posti tra i più desiderati, si trovano i corsi su come intervenire su veicoli elettrici e ibridi.
Focus Italia
Intervistati da Maria Ranieri, Direttore della Divisione Automotive di DBInformation, Gougeon e Amodio si sono poi concentrati sul mercato italiano, spiegando innanzitutto che la diffusione dei NEV nel nostro paese è molto lenta. Gli anni d’ oro delle immatricolazioni sono ormai alle spalle: dal 2000 al 2007 queste superavano i 2 milioni annui( top il 2007, con 2.493.824 vetture). I valori minimi sono stati raggiunti nel 2013( 1.304.573 immatricolazioni) quindi una ripresa nell’ intervallo 2016-2019( top il 2017, a quota 1.970.834). Infine, tra il 2020 e il 2024 una nuova discesa, complice il Covid( l’ anno più negativo il 2022, con 1.335.487 immatricolazioni, top il 2023 a quota 1.589.342 e ancora giù il 2024 a 1.577.262). I livelli odierni influenzano considerevolmente la domanda di assistenza. Le variazioni YTD 2025 vs 2024 registrano un calo del-3,1 % del totale
del parco. È chiaro che questo non tornerà ad aumentare in futuro, anzi potrà calare per più motivi( economici, demografici …): lo dimostra la tendenza già evidente di mantenere l’ auto e sistemarla, piuttosto che sostituirla, fino alla sua rottamazione. Ma per rispettare il Pniec( Piano nazionale integrato per l’ energia e il clima), il mix di immatricolato dovrebbe avere un immediato cambio di passo e al 2030, il parco dovrebbe comporsi percentualmente così: 37 % NEV( oggi è 9 %); 31 % benzina( oggi è 42 %); 24 % diesel( oggi è 38 %); 8 % gas( oggi è 11 %). Passando alle abitudini di cura e manutenzione dell’ auto da parte degli automobilisti italiani, evolvono i motivi di ingresso in officina e variano i canali di riparazione più scelti e la spesa complessiva. Oggi, la speranza di vita media di un’ auto in Italia è di 16 anni e 1 mese e in questo lasso di tempo vengono spesi in media 6.858 €, esclusi garanzie, risarcimenti assicurativi, fai da te, accessori, lavaggio. La spesa è così ripartita: 43 % per la manutenzione ordinaria( olio, fluidi, filtri); 25 % per interventi curativi( prodotti di meccanica, elettronica); 18 % per sostituzione e rotazione stagionale degli pneumatici; 14 % per operazioni sulla carrozzeria( lamierati, plastica, vetri, illuminazione). Dei quasi 7mila € a vettura, il 29 % va agli operatori delle reti OES e il 71 % ai riparatori IAM( 71 %). La spesa è molto frammentata non solo per le motivazioni di ingresso, ma anche nella scelta del riparatore che viene scelto in base a tantissimi fattori: innanzitutto, l’ età della sua vettura, poi il potere d’ acquisto, la presenza di un contratto di manutenzione o un’ estensione di garanzia, nuove misure con le quali le case auto cercano di implementare la loro curva di fedeltà. Anche l’ universo dei riparatori è molto variegato, considerate le particolari caratteristiche geografiche e amministrative del nostro Paese( 5 macroregioni, 20 regioni, 108 comuni …). C’ è chi ha aderito a convenzioni con assicurazioni e società di noleggio, chi svolge attività su ibrido / elettrico, chi manifesta un’ attitudine verso i ricambi( Buy & Fit, rigenerati, usati), chi offre servizi differenziati, chi frequenta corsi di formazione, chi investe in equipaggiamenti e chi pensa di ampliare la propria attività … Sul totale dei riparatori italiani( 35.956 nel 2025), è possibile individuare più profili: una maggioranza di“ Dinamici”( 64 %),
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