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AFFRONTARE L’ EXPORT: REGOLE E NORME

Lorenzo Folco
L’ ingresso delle imprese del settore serramenti nei mercati esteri richiede un’ analisi dei principali fattori tecnici, normativi e organizzativi, con attenzione alla gestione dei diversi livelli regolatori( cogenti, volontari e nazionali), al ruolo delle certificazioni di prodotto e dei sistemi di qualità, e alle criticità legate all’ armonizzazione europea e ai sistemi extraue, con impatti economici e strategici per le imprese
Stiamo vivendo tempi“ interessanti” da diversi punti di vista. Dopo l’ esagerato sviluppo collegato alle ben note agevolazioni fiscali e dopo la naturale contrazione legata al decadere delle stesse, gli eventi sociopolitici internazionali ci presentano un futuro quantomeno incerto nella realizzazione di opportunità di vendita. In questo contesto, risulta logico cercare sbocchi alternativi al tradizionale mercato di riferimento per i prodotti. Magari pensando all’ estero. Affrontare un nuovo mercato, però, richiede la conoscenza della lingua e qui, per lingua, non si intende solo quella parlata, ma si fa riferimento più in generale alla lingua tecnica e giuridica e, soprattutto, normativa. Lungi dal pensiero di chi scrive“ tarpare le ali” ai produttori che, con coraggio, desiderano affrontare l’ esportazione dei propri manufatti ma, mai come in questo caso, il consiglio è di studiare molto bene i quadri regolatori dei mercati su cui si desidera approdare.
GLI ELEMENTI DA VALUTARE Sicuramente, a priori, occorre studiare la tradizione legata alla tecnologia delle costruzioni del mercato di destino. Come i produttori sanno bene, il serramento necessita di un’ interfaccia di posa. Ogni Paese ha le proprie soluzioni anche perché, vuoi per il rispetto delle normative edilizie locali, vuoi per ottimizzare i costi del settore edile( che in molti Paesi del nostro continente ragiona come una vera e propria industria), ci si può trovare di fronte a materiali, modalità di utilizzo e schemi di installazione che possono variare anche molto rispetto agli standard italiani. Successivamente, si dovrà verificare, sempre all’ interno delle normative edilizie locali, che non vi siano requisiti specifici per determinati componenti e / o materiali. Ogni Paese membro, infatti, può imporre livelli prestazionali o caratteristiche che vadano oltre quanto previsto dalle norme armonizzate europee. Tali requisiti sono da considerarsi legislazione tecnica e vanno rispettati, pena la non conformità del prodotto. Infine( ma solo in ordine di elencazione), vi sono i disposti normativi volontari o cogenti creati per qualificare meglio determinati prodotti rispetto a standard di caratterizzazione o per colmare i vuoti lasciati dalla mancata armonizzazione di standard europei. In questo caso, i manufatti che non rientrano nel campo di applicazione di una norma armonizzata europea possono dover soggiacere a regolamenti nazionali, cogenti o volontari, il cui mancato rispetto potrebbe generare criticità sia all’ atto della vendita sia- purtroppo- successivamente alla consegna. Non sono rari, in questo senso, casi di aziende che, forti di un prodotto conforme ai requisiti italiani e marcato CE, abbiano tentato l’ ingresso in nuovi mercati europei trovandosi di fronte a richieste inattese. Si pensi, ad esempio, a forniture respinte o sospese, non per carenze
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