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più o meno larghe, a seconda della dimensione del muscolo).
Oggi la cooperativa mitilicoltori spezzini può contare su
concessioni demaniali marittime per 640mila metri quadrati,
di cui 310mila all’interno della diga foranea, 46 mila a
Porto Venere e altri 284 mila fuori diga. Gli 86 soci lavorano
in proprio: d’estate pensano alla raccolta, alla sgranatura, al
lavaggio e alla scelta del prodotto; d’inverno si occupano
della manutenzione del vivaio. Ci sono realmente prospettive
per un vero rilancio del settore, anche tenendo conto della
crescita in atto del porto mercantile e di quello passeggeri,
con la “scoperta” del business croceristico, che potrebbe ridisegnare il futuro del Golfo? Uno che ci crede fino in
fondo, e non potrebbe essere diversamente, è Angelo Majoli,
storico mitilicoltore, già al vertice della Cooperativa e tenace
difensore del patrimonio ambientale del Golfo. Uno che di
battaglie, su questo fronte, ne ha condotte davvero tante.
“Eccome se la mitilicoltura e la produzione delle ostriche
hanno un futuro - dice - . Sul tavolo ci sono piani di
espansione e valorizzazione che aspettano di essere attuati
col contributo di tutti. Il nostro prodotto è di primissima
qualità. Il fatto è che in convegni e simposi i politici si
fanno belli, ma poi, in concreto, si fa poco o nulla”. Uno
che nel futuro di mitili e ostriche ci crede per davvero è anche Gianfranco Bianchi, presidente della Camera di commercio della Spezia. La chiave di volta, a suo giudizio, è lo
spostamento fuori della diga foranea dei vivai. “In questo
contesto - chiarisce - si colloca un importante protocollo
sottoscritto dall’ente camerale con Autorità portuale, Regione
e Cooperativa dei mitilicoltori. Ci sono tutti i presupposti
per una crescita del settore, anche perché la mitilicoltura si
inserisce a pieno titolo nel contesto dell’economia del mare,
rappresentando un momento importante della cosiddetta
filiera corta”. Insomma, navi da crociera e business turistico
ma anche riscoperta e valorizzazione di attività dal forte significato identitario per il territorio spezzino come, appunto,
“muscoli” e prodotti lavorati di derivazione. Magari arricchiti
da “perle” dal grande valore aggiunto come le ostriche
made in La Spezia.
F.A.
LE OSTRICHE
L
a tradizione vuole che Giacomo Casanova ne fosse un vorace divoratore, soprattutto negli intervalli dei suoi leggendari tour de force
amatori: una sorta di gustoso intermezzo oltre che un potente “ricostituente”. Si dice che lo scrittore-poeta-alchimista, avventuriero e
sciupa femmine, fosse capace di ingurgitarne, dopo una torrida notte con l’amante di turno, anche cinquanta.
Probabilmente non è a consumatori di questa voracità che i produttori spezzini intendono rivolgersi, anche perché la disponibilità di
materi H