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INTERNO 1-2016 08/01/16 10.39 Pagina 38 più o meno larghe, a seconda della dimensione del muscolo). Oggi la cooperativa  mitilicoltori spezzini può contare su concessioni demaniali marittime  per 640mila metri quadrati, di cui 310mila all’interno della diga foranea, 46 mila a Porto Venere e altri 284 mila fuori diga. Gli 86 soci lavorano in proprio: d’estate pensano alla raccolta, alla sgranatura, al lavaggio e alla scelta del prodotto; d’inverno si occupano della manutenzione del vivaio. Ci sono realmente prospettive per un vero rilancio del settore, anche tenendo conto della crescita in atto del porto mercantile e di quello passeggeri, con la “scoperta” del business croceristico, che potrebbe ridisegnare il futuro del Golfo? Uno che ci crede fino in fondo, e non potrebbe essere diversamente, è Angelo Majoli, storico mitilicoltore, già al vertice della Cooperativa e tenace difensore del patrimonio ambientale del Golfo. Uno che di battaglie, su questo fronte, ne ha condotte davvero tante. “Eccome se la mitilicoltura e la produzione delle ostriche hanno un futuro - dice - . Sul tavolo ci sono piani di espansione e valorizzazione che aspettano di essere attuati col contributo di tutti. Il nostro prodotto è di primissima qualità. Il fatto è che in convegni e simposi i politici si fanno belli, ma poi, in concreto, si fa poco o nulla”. Uno che nel futuro di mitili e ostriche ci crede per davvero è anche Gianfranco Bianchi, presidente  della Camera di commercio della Spezia. La chiave di volta, a suo giudizio, è lo spostamento fuori della diga foranea dei vivai. “In questo contesto - chiarisce  - si colloca un importante protocollo sottoscritto dall’ente camerale con Autorità portuale, Regione e Cooperativa  dei mitilicoltori. Ci sono tutti i presupposti per una crescita del settore, anche perché la mitilicoltura si inserisce a pieno titolo nel contesto dell’economia del mare, rappresentando un momento importante della cosiddetta filiera corta”. Insomma, navi da crociera e business turistico ma anche riscoperta e valorizzazione di attività dal forte significato identitario per il territorio spezzino come, appunto, “muscoli” e prodotti lavorati di derivazione. Magari arricchiti da “perle” dal grande valore aggiunto come le ostriche made in La Spezia. F.A. LE OSTRICHE L a tradizione vuole che Giacomo Casanova ne fosse un vorace divoratore, soprattutto negli intervalli dei suoi leggendari tour de force amatori: una sorta di gustoso intermezzo oltre che un potente “ricostituente”. Si dice che lo scrittore-poeta-alchimista, avventuriero e sciupa femmine, fosse capace  di ingurgitarne, dopo una torrida notte con l’amante di turno, anche cinquanta. Probabilmente non è a consumatori di questa voracità che i produttori spezzini intendono rivolgersi, anche perché la disponibilità di materi H