Notiziario della Biblioteca UIL - Numero Uno - Bimestrale - Notiziario della Biblioteca Arturo Chiari | Page 28

Nel corso della giornata Modesta Cogato decise di pulire e ricomporre i corpi martoriati dei ragazzi.

Prese dunque la zara (brocca e catino) e degli asciugamani che sistemò sulla bicicletta, ma mentre si recava all’attiguo fossato il milite di guardia sull’argine sparò contro di lei centrando la bici e scassandola tutta.

La signora Cogato rimase miracolosamente illesa. Giovanna Cattelan ricorda come, nel dopoguerra, ci fossero molti bossoli attorno ai casoni degli attrezzi e che i bambini della famiglia li usavano come fischietti senza però sapere cos’erano.

Alla sera il divieto di avvicinamento ai corpi fu revocato.

Contemporaneamente in paese si venne a sapere che alla Grompa era avvenuto un eccidio e si riunirono presso la casa colonica alcuni amici della famiglia Cattelan, tra cui il maestro Pietro Piovan.

La sorella di quest’ultimo era la fidanzata di Giovanni Cattelan. Questo gruppo di conoscenti trovò Anna Zanconato accasciata sui cadaveri che piangeva mentre era intenta a ripulirli.

Piovan disse ad Anna: “Che disperazione”. Lei rispose: “Dio me li ha dati e Dio me li ha tolti”.

Su autorizzazione della G.N.R. di Piacenza, i corpi furono rimossi il giorno seguente e trasportati al cimitero del paese su un carretto trainato da un cavallo.

Caricati i cadaveri, il carretto si diresse verso la corte e quindi imboccò il caredon salendo sull’argine e oltrepassando il Fratta sulla passerea.

Vennero sepolti senza bara in due fosse comuni. I fascisti minarono quindi la passerea e la fecero saltare in aria.

A Selvazzano e a Saccolongo non si seppe nulla per qualche giorno, poi la notizia del tragico evento iniziò a trapelare.

Grazie alle conoscenze ecclesiastiche di Andrea De Besi e in particolare per intercessione di padre Carlo Messori, Rettore dell’Antonianum, dopo ben due spedizioni nella bassa estense fu possibile individuare il luogo dov’era avvenuto l’eccidio e dov’erano sepolti Guido e Benedetto.

Così, dopo ventuno giorni, vennero riesumate le salme in parte già decomposte e trasportate prima a Padova ed il 30 settembre sepolte all’abbazia di Praglia, ove riposano tutt’oggi, nella cripta monacale che si trova sotto la scalinata d’ingresso alla chiesa.

L'eccidio avvenuto alla boarìa Grompa di Piacenza d'Adige, a breve distanza dal fiume Fratta, ebbe – coma ha scritto Claudio Vallarini – una conseguenza drammatica nei giorni immediatamente successivi l'arrivo degli Alleati nella cittadina.

Le persone identificate come le principali responsabili dei rastrellamenti (quello alla Grompa in particolare, ma anche altri), quattro uomini e una donna, subirono prima le percosse da parte dei paesani e, successivamente, dopo una sorta di processione che li condusse dalla piazza del paese sino alla golena del fiume Adige, furono sottoposte a fucilazione.

La dettagliata relazione del CLN descrive così quanto accaduto: “I partigiani, i congiunti dei caduti, che a stento avevano dovuto sopportare per molti anni le violenze su descritte, il 3 maggio 1945, in un eccesso di furore, giustiziarono, fra l'unanime approvazione del popolo, i seguenti fascisti giudicati maggiori responsabili dei crimini patiti”: Antonio Stella, Commissario locale del Partito Fascista Repubblicano; Gaetano Meneghini, Capitano della Guardia Nazionale Repubblicana; Ettore Rizzi; Roma Rizzi, figlia di Ettore, portalettere del paese, “considerata istigatrice” dell’eccidio alla Grompa (alla quale sarebbero stati pure tagliati i capelli in segno di punizione); Gregorio Rosin, milite della G.N.R.

L'episodio, ampiamente descritto anche nella Cronistoria redatta dal parroco Ivo Bruttomesso, è uno dei pochi casi della cosiddetta “Resa dei conti” avvenuti tra il basso padovano e la provincia di Rovigo, ma anche il più cruento tra questi, l'unico, pro-