Radunati i sette ragazzi in corte, i fascisti li fecero fare il giro del vigneto percuotendoli col nervetto. Il vigneto dei Cattelan era molto esteso, a forma trapezoidale.
Modesta Cogato, dalla stanza dov’era rinchiusa, udì Giovanni Cattelan che implorava: “Informatevi, non siamo la gente che credete voialtri, siamo contadini, siamo gente che lavora”.
Tuttavia, giunti sul luogo ove oggi sorge la croce commemorativa, i fascisti li misero in riga.
Lembcke si avvicinò a Gelindo e lo tolse da gruppo dicendo: “Di questo mi sento responsabile io”. Era infatti il padre dei sei figli che nel frattempo erano rinchiusi in casa. Lo accostarono al plotone e quindi i fascisti procedettero all’esecuzione.
I giovani vennero “passati per le armi mediante fucilazione alla schiena” (attestazione conservata presso l’Archivio di Stato di Padova).
Successivamente spararono a ciascuno un colpo di pistola alla testa, come risulta dalla relazione di riesumazione dei corpi.
Ciò è confermato anche dal fatto che Modesta Cogato, alcuni giorni dopo, trovò nei pressi del fossato un pezzo di cranio con attaccato l’occhio di Giovanni Cattelan.
“Sembrava che mi chiamasse”, commentò. Riposto il reperto in una scatoletta, lo seppellì nella fossa di un suo figlio morto qualche tempo prima per cause accidentali.
Gelindo Cattelan, dopo aver assistito alla barbara uccisione dei fratelli, fu condotto in corte e venne costretto a rimanere con le mani alzate sull’incasso del camino per tutta la giornata.
Fu poi arrestato e deportato in Germania.
Dopo la mattanza i fascisti si riunirono in cucina e fecero scendere Anna Zanconato ordinandole di preparare loro il caffè. Nel frattempo, poiché i piani erano allora separati da solai di travi e si poteva origliare attraverso con estrema facilità, Modesta Cogato ascoltò le conversazioni dei militi e, toltasi la forcina dai capelli, incise sul muro della camera da letto due dei loro nomi: Fornasiero e Antoniazzi.
Udì i seguenti commenti: “Abbiamo fatto un grande errore” e “Nonostante che ho bevuto il caffè non mi passa il groppo”. I militi della G.N.R. rimasero presso la casa colonica tutto il giorno, “c’era il degheio di gente” racconta Giovanna Cattelan. Sistemarono sull’argine sovrastante il vigneto una mitragliatrice con un soldato a presidio.