Notiziario della Biblioteca UIL - Numero Uno - Bimestrale - Notiziario della Biblioteca Arturo Chiari | Seite 17

Dall’inizio del 2019, in base al Contatore dei Femminicidi della UIL, le donne uccise per mano maschile sono 75. Nel 2018 invece i femminicidi sono stati 97 mentre nel 2017 ne abbiamo contati 106.

Sembra esserci un notevole decremento dei femminicidi nel nostro Paese dovuto al fatto che le donne hanno una maggiore consapevolezza della loro autodeterminazione e di ciò che accade e denunciano con più frequenza le azioni violente alle Forze dell’Ordine e alle associazioni che agiscono a

favore della protezione dalla violenza di genere.

Qualcosa sta cambiando, ma il nostro Paese fa ancora troppo poco per evitare i femminicidi e la violenza sulle donne.

Lo dimostra l'approvazione del disegno di Legge “Codice Rosso”, un’altra occasione

mancata per fare un vero passo avanti sul tema della tutela nei confronti delle vittime di violenza di genere e domestica.

Il “Codice Rosso” (legge 19 luglio 2019, n. 69), pur introducendo fattispecie di reato importanti come il "revenge porn"; i matrimoni forzati e le lesioni permanenti del viso, non protegge e sostiene adeguatamente la donna in fase di denuncia e non agisce correttamente sul piano formativo in particolare per quanto riguarda la formazione degli operatori di polizia, dei carabinieri dei magistrati e di tutti gli operatori che a vario titolo hanno a che fare con le vittime di violenze.

 

Altro aspetto importante per eliminare ogni forma di violenza sulle donne è il contrasto agli stereotipi e ad ogni forma di comunicazione lesiva della dignità dell’immagine delle donne e delle bambine.

I media e le associazioni di settore hanno un ruolo fondamentale nel promuovere il cambiamento culturale e nel dare alle donne consapevolezza e per uscire da qualsiasi giustificazione delle azioni violente.

Per contrastare la violenza è fondamentale eludere l’uso e la speculazione di immagini di donne che hanno subito violenza ed

evitare le distorsioni della comunicazione, ricordando sempre che il linguaggio violento scatena violenza.

Infine, un richiamo al DdL Pillon e alle gravi conseguenze che avrebbe se, malauguratamente, dovesse diventare legge.

Nel DdL Pillon ci sono alcuni punti che ci preoccupano:

1. La mediazione familiare: si ritiene che le coppie non siano capaci di autodeterminarsi; è

grave perché l’Istituto della mediazione è vietato dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul.

2. La bigenitorialità perfetta: lo riteniamo grave perché in nome di tempi paritetici il bimbo diventa un pacco postale che può essere affidato anche al padre violento.

3 e 4. Il mantenimento diretto e l’assegnazione della casa familiare: non si tiene in

considerazione che per assolvere a tali richieste ci deve essere parità salariale nel nostro Paese. Cosa che è in contrasto con tutte le elaborazioni statistiche.

5. L’alienazione parentale (PAS): questa sindrome non esiste, nessun manuale nosografico la riconosce.

Si rischierebbe di spostare il bimbo-pacco-postale a casa dell’adulto violento e questo

potrebbe costituire un grave rischio per il bimbo stesso.

Approfondimenti podcast:

La puntata di Radio Rai 3 Tutta la città ne parla: Femminicidio a processo.

Partiamo oggi dal caso di femminicidio di Riccione, per analizzare il sistema della giustizia italiana in questo campo.