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Lo storico Harari e la sfida

della nuova diseuaglianza

di roberto campo

Il futuro è della diseguaglianza: questo paventa lo storico israeliano Yuval Noah Harari. I suoi libri hanno avuto un’ampia circolazione anche in Italia, editi da Bompiani: Sapiens, da animali a dèi (2011); Homo Deus (2015); 21 lezioni per il XXI secolo (2018). Per Harari, siamo alla confluenza di due rivoluzioni tecnologiche: informatica e biotecnologica. Il loro reciproco potenziarsi potrebbe dare vita a una nuova rivoluzione cognitiva. Quella conosciuta da Homo Sapiens nel passato vide la nascita del linguaggio e della capacità di creare finzioni: 70mila anni fa. È stata questa rivoluzione cognitiva a rendere possibili la rivoluzione agricola (12mila anni fa) e quella scientifica (500 anni fa). Ora, le biotecnologie sommate all’informatica potrebbero tradurre la disuguaglianza economica in disuguaglianza biologica. Dall’intervento medico curativo a quello migliorativo il passo potrebbe essere breve. Nasceranno dunque i superuomini – si chiede Harari? Che ne sarà degli uomini non potenziati? Ci saranno discriminazioni biologiche? Ricchi significherà migliori? Un Duca qualunque non necessariamente aveva maggiore talento di un qualsiasi contadino; nel 2100, invece, i ricchi potrebbero davvero avere più talento dei sottoproletari. Arriva la domanda delle domande: andiamo verso la speciazione? Le scoperte degli ultimi decenni hanno fatto saltare quella che il paleontologo Stephen Jay Gold chiamava l’iconografia della speranza: l’idea di un’evoluzione umana lineare, una specie unica in costante graduale evoluzione, lanciata verso la modernità, spesso raffigurata con la celebre sequenza da meno progredito a più progredito. Questo paradigma della specie unica è crollato a cavallo degli anni ‘80 e 90. Oggi sappiamo che Il percorso evolutivo è stato ramificato, con più generi e molte specie contemporaneamente sulla scena. Oggi sul pianeta c’è una sola specie, Homo Sapiens, che forse ha qualche responsabilità nella scomparsa delle altre, tra cui quella dei Neanderthal, estinti 30mila anni fa. La vecchia rivoluzione cognitiva vide la fine delle specie diverse dai Sapiens; la nuova potrebbe provocare un ritorno a più specie del genere Homo? Anche il futuro del lavoro è inquietante in Harari. L’Intelligenza Artificiale annulla il valore economico e il potere politico della maggioranza degli uomini. Andiamo verso la formazione della classe inutile 2050 – si interroga Harari? Forse non serviremo nemmeno come consumatori, oltre che come produttori. Quanti posti di lavoro in meno? Guidare camion sembrava un lavoro inattaccabile, ma non è più così. Rischio occupazionale anche per agenti di viaggio, operatori di banca, avvocati (la ricerca dei precedenti la fanno meglio le macchine). Serviranno pochi soldati e pochi medici di base (gli infermieri saranno un po’ più difficili da sostituire). Avremo la farmacia senza farmacisti. Quale sarà il destino di chi rimarrà indietro? Passeremo dallo sfruttamento all’irrilevanza? Questo mentre invece il destino dei ricchi sembra molto promettente. Come suggerisce il “Progetto Gilgamesh”, dal nome del mitico eroe semi-divino sumero, che, nel più antico poema di cui disponiamo, partì alla ricerca dell’immortalità, e ne tornò sconfitto. Biotecnologie, ingegneria biomedica e ingegnerizzazione di esseri umani fanno pensare che un nuovo Gilgamesh possa ritentare l’avventura, con qualche nuova speranza di riuscita. Insomma, Homo Sapiens sta oltrepassando i suoi limiti, sostituendo la selezione naturale con un …. «disegno intelligente». Alcuni Homo Sapiens sono sul punto di diventare Dei …. C’è da augurarsi che il pessimismo di Harari sulle prospettive dell’uguaglianza venga smentito, e che il nostro finisca nel museo dei catastrofisti, insieme a Malthus e a tutta la sua tradizione. Ma faremmo bene a fare tesoro di questi spunti, per impostare strategie che assicurino benefici universali e non solo per pochi dalle nuove formidabili ondate di progresso tecnologico, non commettendo l’errore di darli per scontati. Tanto più considerando che l’impatto delle rivoluzioni info e bio avviene in un contesto in cui le disuguaglianze all’interno dell’Occidente si sono già nuovamente ampliate. Se il XX secolo ha visto la riduzione della disuguaglianza, il XXI secolo creerà le società più diseguali della storia? Pane per i denti dei riformisti, politici e sindacali, non ne manca certo.

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