My first Publication Canova-web | Seite 10

della Maddalena penitente o della Ebe dove si è confrontato con soggetti trattati per lo più dai pittori, in una sorta quindi di sfida della scultura alla pittura. Per la prima si era confrontato con Tiziano, ma anche con i moderni Mengs e Batoni; per la coppiera degli dei con una folta schiera di rinomati pittori contemporanei, da Reynolds a Gavin Hamilton, alla Vigée-Lebrun. Dunque il segreto, la magia di Canova è nel modo in cui ha saputo usare i suoi strumenti, come quelle “raspe ingegnosissime nell’obbedire all’ardente animo; le quali mai non furono sapute da altri scultori, e ch’egli adoperava come pittore i pennelli”. Con questa impegnativa considerazione, espressa da Pietro Giordani nel suo Panegirico del 1810 – uno dei vertici della fortuna critica canoviana – concorderà Melchiorre Missirini che nella sua popolare Vita di Antonio Canova sottolineava come lo scultore avesse osato sino ad of painters, thus in some way reviving the contest between sculpture and painting. For the Magadalen he turned to Titian, but also to his near contemporaries Mengs and Batoni, while for the gods’ cupbearer Hebe he looked to a large number of well-known contemporary painters such as Reynolds, Gavin Hamilton and Vigée-Lebrun. Thus Canova’s secret, his magic, lies in the manner in which he proved capable of using his tools, for instance the “rasps so prompt to obey his burning spirit, the like of which no other sculptor ever showed himself capable of doing but which he used the way a painter uses his brushes”. This challenging consideration, voiced by Pietro Giordani in his Panegirico published in 1810 – and marking a peak in Canova’s critical fortunes –, was echoed by Melchiorre Missirini in his popular Vita di Antonio Canova, in which he highlights the fact that the sculptor had even dared to go as far as to emulate “ottenere il chiaro oscuro de’ dipintori, anzi l’effetto de’ colori della tavolozza. Così lo scalpello procedea coi metodi del pennello, e compiuto il lavoro eravi poi tra la creta e il marmo quella differenza, che nella pittura passa tra il cartone e la tavola”. “the chiaroscuro of painters, the effect of the colours on a palette. Thus he handled the chisel in the manner of a paintbrush, and when the work was complete, you could detect the same difference between marble and clay as you would in painting between cardboard and the wooden panel”. Se questo suggestivo confronto tra la pratica del cartone preparatorio usata in pittura e quella del modello in creta poi tradotto in gesso utilizzata in scultura poteva rimandare a Raffaello, Canova era in realtà considerato, come si era già espresso Luigi Lanzi nella sua Storia Pittorica della Italia (1795-1796), come l’ultimo epigono della scuola pittorica veneta. Sarà questa anche la conclusione di Missirini per cui Though this evocative comparison between the preparatory cardboard method used in painting and that of the clay model subsequently translated into plaster used in sculpture might direct one’s thoughts to Raphael, Canova was actually seen, as even such early commentators as Luigi Lanza points out in his Storia Pittorica della Italia (1795–6), as the last disciple of the Venetian school of painting. This was to be the conclusion also reached by Missirini, according to whom “questa sapienza, che lo guidava nelle invenzioni e nelle disposizioni delle opere, dirigealo eziandio nella scienza dell’esecuzione, cercando ottenere ne’ marmi quella onnipossente facilità dei dipintori della scuola Veneziana, le opere de’ quali, partite da ogni fatica, le diresti soffiate e create di getto in un giorno”. “this wisdom which guided him in the design and arrangement of his works also steered him in the science of their execution, he seeking to obtain in the marble that all-powerful ease typical of the painters of the Venetian school, whose work, while 9