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Pietro, fratello maggiore di Vincenzo, del quale sono noti i contatti con il mondo dei granturisti d’Oltremanica tra i quali proprio il padrone di casa, Thomas Jenkins, la faceva da protagonista in gara con lo scozzese James Byres. In materia di poeti può forse dirsi che i versi più autentici e meno retorici del quarto canto del Childe Harold’s di Byron sono proprio quelli riferiti ai laghi di Albano e di Nemi ovvero, quest’ultimo, lo Speculum Dianae degli antichi, dove erano il bosco e il fano della Diana Nemorensis teatro di quella «misteriosa e ricorrente tragedia» che James George Frazer rievoca in Il Ramo d’oro 6 che J.M. William Turner eleggerà a tema dell’omonimo dipinto. A sua volta, Oreste Raggi ne I Colli Albani e Tusculani, «uno dei libri più ricercati così dai Romani come dagli stranieri», rievoca il fascino della cosiddetta Galleria di Sopra. L’insolito toponimo era entrato nell’uso a indicare la via, piuttosto l’ampio sentiero, che da Castel Gandolfo recava al convento dei Cappuccini di Albano costeggiando, a man manca, il lago e, dall’altra, il muro di cinta della villa Barberini passata poi nel 1929 alla Santa Sede. Ora i lecci e gli olmi, cresciuti su ambo i lati al libero arbitrio della natura, avevano finito con l’intrecciare le chiome fino a creare una vera e propria volta arborea, una “galleria”, alla cui fresca ombra amavano passeggiare quanti, laici o sacerdoti della pittura, vi soggiornavano per la “villeggiatura” o lo studio. «I villeggianti di entrambi i paesi [Albano e Castel Gandolfo]», continua Raggi, «vanno dall’uno all’altro passeggiando piacevolmente all’ombra di quei frondosi alberi […]. Vi si incontrano pure ad ogni piè sospinto pittori di tutte le nazioni qua e là seduti al rezzo per ritrarre dal vero queste svariate bellezze di cielo, di terra, di lago, di monti e di piani, di orrido e di gentile, le quali forse in nessun’altra parte ritroverrebbersi tutte riunite insieme. I più celebrati paesisti di ogni tempo qui studiarono e produssero quadri bellissimi. Né potrei nominarli tutti; pure tra i tanti ricordiamo dei nostri italiani Massimo d’Azeglio e Giambattista Bassi che […] lasciò più d’una copia tratta da queste gallerie» 7 . Oltre al naturale alunnato con il padre e lo zio, proprio Bassi sarà maestro a Giovanni Battista cosicché tra i due sono evidenti i riscontri tematici e stilistici. E non si tratta di coincidenze casuali: la frequentazione tra il pittore di Massa Lombarda e il giovane Camuccini era di vecchia data come provano un elenco manoscritto di sue opere e il tono e la motivazione della lettera di sollecito inoltrata da Bassi al barone il 9 agosto 1846 – giusto pochi giorni prima delle nozze di questi – 8 was to choose as the theme for his eponymous painting. Oreste Raggi, in his turn, conjures up the charm of the so- called Galleria di Sopra in his I Colli Albani e Tusculani, “one of the books most sought after both by Romans and by foreigners”. This unusual place name was used to indicate the road, or rather the broad path, leading from Castel Gandolfo to the Capuchin Friars’ convent in Albano with the lake on its left hand and the boundary wall of the Villa Barberini (subsequently acquired by the Holy See in 1929) on its right. The fronds of the holm oaks and elms growing wild on either side of the path had ended up merging overhead to form a green vault or “gallery” in whose cool shade those who holidayed or studied in the area, be they laymen or priests of painting, liked to saunter. “Holidaymakersin both villages [Albano and Castel Gandolfo]”, Raggi goes on, “enjoy pleasant walks from one to the other in the shade of those leafy trees […]. And at every step one runs across painters of all nationalities sitting here and there in the cool shade to portray from life these various splendours of sky, earth, lake, mountain and plain, gulley and valley, which they would be unlikely to find, all thus grouped together, in any other place. The most celebrated landscape artists of all time studied here and produced most wonderful pictures. Nor could I name them all; yet among the many we should recall our Italians, Massimo d’Azeglio and Giambattista Bassi who […] left more than one copy inspired by these galleries” 7 . Over and above Giovanni Battista’s natural inclination to learn from his Nicolas-Didier Boguet, Rocce verso Ariccia, matita, carboncino, acquerello marrone, biacca su carta preparata bruna, cm 43,2 x 58,3, Roma, Istituto Centrale per la Grafica, inv. F.N. 5637 a. D, c. 44b