Appunti di botanica
di Rodolfo Cocchi
Il Peyote, cura e “viaggio”
Le proprietà allucinogene del suo succo, la mescalina, vengono utilizzate in alcune tribù indoamericane per “entrare in contatto” con le divinità
(Foto Wikipedia)
Nei tempi antichi si credeva che la malattia che noi chiamiamo epilessia, un particolare stato del soggetto che ne è affetto caratterizzato da crisi convulsive e altre manifestazioni motorie e psichiche, fosse una dimostrazione che la persona colpita era invasata o posseduta dalla divinità. Per questa ragione tale malattia era chiamata morbus sacer (malattia sacra). Questa ricerca di contatto con la divinità è praticata anche in tempi moderni da varie tribù del continente americano. Le tribù indo americane, abitanti nella vallata del Rio Grande negli U.S.A., per esempio, utilizzano una pianta della famiglia dei cactus che chiamano Peyote o Mescal; è di piccole dimensioni, a forma di globo o di pera, senza spine e coperta da peluria lanosa. Il succo di tale pianta contiene un alcaloide detto, dal nome del40 • Il Metato
la pianta stessa, mescalina. La cima della pianta viene tagliata ed essiccata al sole per ottenere i “bottoni” di peyote i quali vengono impiegati nelle cerimonie religiose. Il peyotismo è una vera e propria religione e i suoi seguaci ritengono che Dio abbia immesso una parte del suo santo spirito nel peyote. Gli Indiani mangiano il peyote sacramentale nella medesima maniera nella quale il Pane e il Vino sacramentali sono impiegati da alcuni culti cristiani. Il peyote viene utilizzato come panacea, cioè come medicamento di quasi tutte le malattie e viene assunto nel corso di cerimonie rituali a base di inni e preghiere. Ma perché proprio questa pianta viene utilizzata a scopo religioso per tentare di avere un contatto con la divinità? Perché l’alcaloide mescalina, di cui abbiamo fatto cenno precedentemente, induce
straordinari effetti fisici, psichici e allucinogeni. Si manifestano ipereccitazione dei riflessi nervosi, tremori statici e vivide allucinazioni, generalmente visive e consistenti in brillanti luci colorate, disegni geometrici, animali e talvolta persone, come hanno riferito gli scienziati che, a scopo di studio e di ricerca, hanno sperimentato su se stessi la mescalina. È facile pensare come le tuttora primitive tribù che utilizzano questa pianta immaginino di venire a contatto con un mondo divino e soprannaturale in quanto tanto diverso dalla realtà in cui vivono. Nel corso dei lunghi e difficoltosi studi sull’alcaloide mescalina, effettuati soprattutto ne campo psichiatrico, si è potuto stabilire che gli effetti allucinogeni sono molto simili a quelli provocati dalla DIETILAMIDE DELL’ACIDO LISERGICO, cioè dal L.S.D., allucinogeno usato
anche da noi a scopo orgiastico e psichedelico non molto tempo fa e del quale alcuni di voi lettori avranno sicuramente memoria. Ulteriori approfondimenti degli studi hanno permesso di stabilire una relazione tra mescalina, L.S.D. e serotonina, sostanza naturale presente nel cer vello che viene volgarmente definita la sostanza del “buonumore”. In carenza di questa sostanza si cade in depressione e la medicina moderna mette a disposizione farmaci che impediscono a livello cerebrale l’eliminazione di tale sostanza, allungandone pertanto la permanenza nella cellule deputate alla sua attività. Per quanto conosciuto a livello scientifico, si può affermare che esistono molte probabilità che l’effetto allucinogeno del peyote si manifesti attraverso l’interazione con la serotonina cerebrale.