INCONTRI
Il Braille Stellato di Fulvio Morella
di / by Sabino Maria Frassà foto courtesy l ' Artista e Cramum / photos courtesy the artist and Cramum
Abbiamo incontrato Fulvio Morella, uno degli artisti più significativi del panorama contemporaneo italiano. Protagonista del ciclo di mostre I limiti non esistono – culminato con Cortina di Stelle al Museo Expo Lagazuoi Dolomiti in occasione dei Giochi Olimpici invernali, dove ha presentato anche“ sculture di luce” – ha contribuito a ridefinire il rapporto tra arte e percezione
La sua ricerca attraversa due vite solo in apparenza distinte: dapprima riconosciuto a livello internazionale per aver trasformato la tornitura del legno in linguaggio dell’ arte contemporanea, Fulvio Morella è approdato poi a una pratica multisensoriale e inclusiva, in cui il braille diventa forma corale di un’ arte accessibile e condivisa. Un’ arte in cui i limiti individuali si trasformano in possibilità, vissute con gli altri all’ urlo di“ noi siamo infinito”. Il Braille Stellato, ideato nel 2022 sostituendo i punti con stelle – quasi a farci“ toccare il cielo” con le dita – ha portato le sue opere a venire esposte tra le più importanti collezioni al mondo, dal Victoria and Albert Museum di Londra al Kunsthistorisches Museum di Vienna, fino a La Monnaie e all’ UNESCO a Parigi.“ L’ artista delle stelle” racconta qui il suo viaggio verso la luce e il senso della copertina di questo numero di LUCE, intitolata Dove la luce( Pupilla di Ungaretti).
Ha trasformato il braille in arte, prima come materia e poi come luce. È stato un approdo necessario o paradossale? Direi naturale e spontaneo: in fondo da anni rifletto sulla luce. Tutto nella vita nutre ciò che avviene dopo: siamo una concatenazione di eventi ed emozioni. La prima mostra che ho dedicato alle opere Blind Wood è stata all’ Istituto dei Ciechi di Milano e si intitolava FIAT LUX, perché per me il braille è sempre stato sinonimo di luce: ha permesso a tantissime persone che prima non potevano farlo di leggere e scrivere, cioè di essere parte attiva della società, di avere un ruolo.
Com’ è passato a lavorare realmente con la luce? Partendo dal fatto che molte persone ipovedenti non vedano, ma riescano a percepire la luce. Da lì ho iniziato a chiedermi che cosa fosse davvero la luce e perché, di solito, non la tocchiamo: è calda, è in alto, è distante. Anche la lampada Arco di Castiglioni, in fondo, ha dei fori per far uscire il calore, non la luce. Mi sono chiesto allora come rendere la luce toccabile. Ho pensato di intagliare le stelle – che avevo sostituito ai punti dell’ alfabeto braille – in modo che si potesse toccare lo spazio da cui la luce nasce. Ovviamente l’ ho fatto a modo mio: visto che per anni mi sono espresso attraverso la tornitura, ho voluto che ogni opera Braillight fosse accompagnata da un elemento in legno di amaranto, un’ essenza che amo molto.
Perché questo amore per un’ essenza rara che arriva dal Sud America? Perché è un colore caldo, ma mai urlato. Perché ha una consistenza unica: è compatto, liscio, e spesso le persone, al primo contatto, non capiscono se stiano toccando legno o plastica. Ma è anche un omaggio al mio punto di partenza: la prima prova di braille su legno
in alto / top Pupilla genesi, opera di Fulvio Morella al Passo Lagazuoi, esposta nell ' ambito della mostra Cortina di Stelle / Pupilla genesi, a work by Fulvio Morella at Passo Lagazuoi, exhibited as part of the Cortina di Stelle exhibition
LUCE 355 / INTERVIEWS 11