Libro S.Antonio da Padova | Page 8

Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO I · La vita nascosta
ciò che archiviava nella sua mente non lo dimenticava più. Acquisì così una scienza delle Scritture così prodigiosa, da stupire i suoi maestri e compagni. Qualche anno più tardi, quando, vestito del saio francescano, predicherà di paese in paese senza altro libro che il breviario, troverà nei suoi ricordi una ricca biblioteca; citerà la Bibbia con tale facilità e precisione da strappare allo stesso Sommo Pontefice un grido di ammirazione.
Terminati gli studi teologici, il nostro santo ricevette il sacerdozio. Era pronto a compiere la straordinaria missione che Dio gli riservava.
* * *
Dopo l’ ordinazione, a Fernando fu affidata la gestione della foresteria annessa al monastero. L’ umile incarico che l’ obbedienza gli aveva assegnato lo mise in relazione con i Frati Minori.
I figli del serafico Padre si erano stabiliti in Portogallo nel corso dell’ anno 1217. La regina li aveva accolti con particolare benevolenza e aveva concesso loro, nella periferia di Coimbra, una piccola casa situata tra gli ulivi. Questo convento doveva probabilmente al giardino che lo circondava il suo grazioso nome: Sant’ Antonio degli Olivi.
I francescani vivevano di elemosina. Ogni mattina alcuni religiosi andavano in città a mendicare il cibo per la giornata; spesso bussavano alla porta di Santa Croce e l’ opulento monastero soccorreva con generosa larghezza la loro povertà volontaria. In qualità di ospitaliere, Fernando riceveva frequentemente i frati questuanti: fu così che conobbe i cinque missionari che il patriarca d’ Assisi mandava in Marocco per predicare la fede.
Questi missionari si chiamavano Berardo da Carbio, Pietro di San Geminiano, Otone, Adiuto e Accursio. Per recarsi in terra infedele, erano passati per Coimbra e vi si erano fermati per alcuni giorni. Avanzavano con il cuore colmo di entusiasmo, con una santa e eroica incoscienza, meno preoccupati di preparare la loro impresa secondo le regole della prudenza umana, che di versare al più presto il loro sangue per Gesù Cristo. Il loro fervore sublime e gioioso dovette commuovere Fernando, che fin dall’ infanzia era stato animato dal desiderio del martirio.
Giunti in Marocco, i Frati Minori chiesero un’ udienza al Miramolino 1, che in quel tempo era Abu-Jacub. Intendevano esporre davanti al principe musulmano i dogmi della nostra religione. L’ udienza fu rifiutata.
I religiosi non si scoraggiarono. Iniziarono a predicare per le strade e nelle piazze pubbliche. Un giorno, mentre parlavano alla folla, il sovrano passò: i missionari, impavidi, continuarono il loro discorso senza scomporsi. Abu-Jacub li fece condurre a Ceuta con ordine di imbarcarli per l’ Europa. L’ infante don Pedro, che dissapori familiari tenevano lontano dal Portogallo, si trovava alla corte marocchina: egli assegnò un’ adeguata scorta ai Francescani per proteggerli durante il viaggio.
Ma Berardo e i suoi compagni non volevano abbandonare quel paese dove speravano di cogliere la palma del martirio. Eludendo la sorveglianza dei loro custodi, riuscirono a fuggire e ripresero il loro pericoloso apostolato. Abu-Jacub li fece allora rinchiudere per venti giorni in un sotterraneo, senza cibo né acqua. Ne uscirono in buona
1 Adattamento di un termine arabo, utilizzato dai cronisti medioevali, che significa « capo dei credenti ». Era utilizzato per riferirsi ai califfi e ai sultani turchi.
14 15