Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO I · La vita nascosta
Il santuario che accolse la sua infanzia era dedicato all’ Assunzione della Madonna; vi si conservava il corpo di san Vincenzo e i fedeli di Lisbona veneravano con particolare fervore le reliquie del glorioso martire. I ricordi evocati dall’ antica cattedrale sembrano aver profondamente impressionato il giovane santo. In quella chiesa privilegiata si sviluppò la sua tenera devozione al trionfo di Maria nei cieli, devozione che professò per tutta la vita; vi dovette anche provare quei primi slanci verso il martirio, il cui desiderio appassionato presto avrebbe infiammato la sua anima.
Fernando era a quel tempo uno scolaro esemplare. Pio, diligente, straordinariamente dotato, lasciava presagire un futuro radioso.
Dio lasciò forse prevedere con prodigi ciò che sarebbe divenuto quel fanciullo benedetto? Alcune leggende portoghesi mostrano il futuro taumaturgo compiere già miracoli in quel periodo.
Un giorno, mentre giocava con i compagni, questi ruppero per sbaglio la brocca di una serva che stava andando a prendere l’ acqua. Commosso dal dispiacere della povera ragazza, il santo avrebbe raccolto con cura i cocci dispersi e il vaso si sarebbe ricomposto all’ istante.
Un’ altra volta, incaricato dal padre di scacciare i passeri che saccheggiavano un orto, desiderava ardentemente andare in chiesa. Come conciliare il dovere dell’ obbedienza con il desiderio della devozione? Chiamò gli uccelli e, docili alla sua voce, essi si lasciarono rinchiudere in una baracca. Fernando chiuse la porta dietro quella truppa alata e andò tranquillo a pregare davanti al Santissimo Sacramento.
Leggende graziose, in verità. Il loro sapore francescano ricorda i Fioretti; ma sembra difficile riconoscere loro un carattere storico.
Un fatto più autentico, e per la nostra miseria più toccante. Questo giovane tanto puro, vissuto in un ambiente così protetto, fu messo alla prova dalla tentazione.
Come altri santi prima di lui, come l’ Apostolo delle Genti, conobbe“ il pungolo della carne”. Il demonio, geloso della sua virtù, lo assalì con pensieri impuri e cercò di turbare la sua immaginazione. Gli apparve perfino, si dice, sotto le forme più seducenti, sperando di distruggere in un attimo i tesori di grazia che arricchivano la sua anima. Fernando opponeva al nemico l’ arma sovrana della preghiera.
Un giorno, durante una lotta più intensa, si era rifugiato nella sua cara cattedrale. Affaticato dalla violenza della tentazione, tracciò una croce sui gradini del santuario; la pietra, secondo un’ antica tradizione, si ammorbidì sotto le sue dita e conservò l’ impronta del segno sacro.
Il nostro santo uscì vittorioso da questi dolorosi combattimenti; conservò fino alla morte il fiore della sua innocenza.
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Alla dura scuola della prova, Fernando aveva imparato i pericoli del mondo e la debolezza della natura umana. Comprendeva quali insidie minacciassero, in una città amante del piacere, un giovane ardente e ricco come lui. Si sentiva incapace di superare tanti ostacoli senza l’ aiuto dall’ alto; ma voleva a ogni costo salvare la propria anima e conservare il suo cuore per Dio. Non indietreggiò davanti a nessun sacrificio: a quindici anni
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