Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO IV · La vita meravigliosa
Passeggiava con un Frate nella campagna che circonda Padova. Giunto su una collina da cui si scorgeva la città, contemplò il vasto e magnifico panorama. Sensibile al fascino della natura, che gustava con animo d’ artista, ammirava i limpidi paesaggi delle Venezie. Lodò la pianura opulenta che si estendeva davanti a lui; e, come se vedesse chiaramente l’ avvenire, pronunciò queste parole misteriose:
« O Padova, città benedetta, diventerai celebre e la tua fama si estenderà su tutta la terra ».
Non si spiegò oltre. Ma, dice la leggenda primitiva, egli vedeva già in anticipo la gloria con cui il suo culto futuro avrebbe coronato quella città a lui tanto cara.
* * *
La morte del taumaturgo non interruppe il corso dei suoi prodigi.
Quando rese l’ ultimo respiro, i Frati Minori, prevedendo delle contese tra gli abitanti del sobborgo e quelli della città, decisero di tenere nascosta la notizia della sua beata morte. Tentativo vano. Spinti da un istinto soprannaturale, i bambini di Padova percorrevano le vie della città gridando a squarciagola: « Il santo è morto! Il santo è morto!»
Nel momento stesso in cui spirava, apparve al suo amico Tommaso Gallo, l’ illustre abate di Vercelli. Questi stava lavorando nella sua cella, quando improvvisamente, alzando lo sguardo, vide Antonio accanto a sé.
« Signor Abate », gli disse il Frate Minore, « ho lasciato il mio asinello a Padova e mi affretto verso la mia patria ».
Poi scomparve.
Tommaso Gallo, credendo che fosse uscito dalla porta della stanza, si precipitò nel corridoio per trattenerlo. Ma Antonio non c’ era; nessuno, d’ altronde, l’ aveva visto entrare nel monastero.
Alcuni giorni dopo, l’ abate apprese che il santo era morto proprio nel momento dell’ apparizione. Allora comprese il senso delle sue parole: Antonio aveva appena lasciato il suo corpo a Padova e la sua anima era partita per la patria celeste.
I funerali dell’ incomparabile apostolo somigliarono più a un trionfo che a un lutto. Le strade della città erano troppo strette per contenere l’ interminabile corteo. La
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