CAPITOLO IV · La vita meravigliosa
chiesa dei Francescani non bastava ad accogliere la folla degli astanti.
Fin dal primo giorno, i pellegrini accorsero da ogni parte a pregare su quella tomba, che Dio glorificava con frequenti prodigi. Pochi mesi dopo la morte di Antonio, i cardinali romani incaricati di esaminare la causa di canonizzazione riconobbero come autentici quarantasette miracoli tra quelli sottoposti al loro giudizio. Gregorio IX li ritenne in numero sufficiente e si affrettò a iscrivere l’ umile Minore nel catalogo dei santi.
Di secolo in secolo, Antonio ha fatto sentire ai suoi devoti la meravigliosa potenza della sua intercessione. Di secolo in secolo ha moltiplicato i prodigi in favore di coloro che lo invocavano con fiducia; il racconto di questi miracoli si trova nelle grandi biografie del santo.
Si tratta di grazie temporali, di guarigioni, di conversioni straordinarie e persino di resurrezioni di morti. Il santo ridonò, in particolare, la vita al proprio nipote, che era annegato accidentalmente nel Tago.
Si tratta anche, e spesso, di oggetti smarriti e ritrovati contro ogni speranza. Don Iñigo Manrique, che fu vescovo di Cordova nel XV secolo, aveva smarrito un anello pastorale di grande valore. Aveva invocato invano sant’ Antonio: era impossibile ritrovare l’ anello prezioso. Raccontava la sua delusione ai suoi segretari, che stavano pranzando con lui. « Ho ottenuto molte grazie per intercessione di questo illustre taumaturgo », diceva loro, « ma questa volta non posso lodarmi di lui ». Aveva appena pronunciato queste parole, quando una mano invisibile fece cadere sulla tavola l’ anello perduto.
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