Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO III · La vita interiore
appena ristabilitosi da una grave malattia, sembrava privo di forze. Chi si sarebbe volontariamente incaricato di un giovane così gracile e languente? Le fatiche apostoliche richiedono un temperamento più robusto: quale incarico si sarebbe potuto affidargli?
Eppure, Antonio aveva ricevuto in grado altissimo quei doni che fanno i grandi operai del Signore. Se l’ Ordine francescano abbondava allora di anime d’ élite, mancava però ancora di dotti; Dio gli inviava, nella persona di questo religioso portoghese, una luce splendente, e l’ Ordine non riconosceva quella luce che, in quel momento, si celava sotto apparenze piuttosto modeste.
Cosa farà dunque il santo? Cercherà forse di mettersi in mostra? Gli sarebbe facile manifestare la sua scienza e i suoi meriti. Avrebbe, d’ altronde, un ottimo pretesto per farlo: la gloria di Dio non esige forse che si mettano a frutto i talenti ricevuti? Ma Antonio preferisce restare in silenzio; affida al Padre celeste il compito di guidarlo secondo il Suo volere. Pensa giustamente che è meglio una posizione nascosta, ma voluta da Dio, che un apostolato brillante, ma fuori dal Suo piano provvidenziale.
* * *
Mentre sant’ Antonio agonizzava a Padova, nel piccolo convento dell’ Arcella dove era stato trasportato in fretta, il suo volto si illuminò; un sorriso sbocciò sulle sue labbra: sembrava contemplare uno spettacolo celeste. I religiosi, testimoni di quella radiosa trasfigurazione, interrogarono il morente.
« Vedo », rispose, « il Signore Gesù che mi chiama ».
Vedo il Signore: parola trionfante che può servire da epigrafe alla storia del nostro eroe. Per tutta la vita Antonio ha avuto fisso davanti a sé il Cristo, il suo Maestro adorato. Con la fede, nella preghiera, egli fissava su di Lui lo sguardo semplicissimo della contemplazione; in tutte le sue opere non si proponeva altro fine che Lui. Ora Lo vedeva risplendente di gloria, e Lo udiva invitarlo a seguirLo nel Suo regno, per amarLo per sempre nella visione faccia a faccia dell’ eternità.
Vedere Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio: questa è la sublime via seguita dai santi.
Andrà dunque, misconosciuto e lieto, a seppellirsi in un piccolo eremo sperduto tra i monti. Vi condurrà pacificamente quella vita umile che il Signore gli aveva preparato. Vi nasconderà la sua vasta erudizione e la sua fiammeggiante eloquenza, fino al giorno in cui sarà Dio stesso a rivelare al mondo stupefatto quel tesoro nascosto.
Non è forse questo il trionfo dell’ abbandono e, di conseguenza, quello dell’ amore?
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