Libro S.Antonio da Padova | Page 20

Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO III · La vita interiore
nostro santo si distingueva per il suo raccoglimento. Il suo tempo si divideva tra la preghiera e lo studio; d’ altra parte, quest’ ultimo, proseguito costantemente sotto lo sguardo di Dio e con l’ unico scopo di conoscere Dio, diventava per il fervente religioso una vera preghiera.
Tra i Frati Minori, Antonio si immerse ancor più profondamente nella contemplazione. Nuovo arrivato nella famiglia serafica, sconosciuto ai suoi confratelli che ignoravano il suo valore, condusse per diversi mesi a Monte Paolo una vita puramente eremitica. Senza altro libro che il breviario, passava le sue giornate in una grotta, assorto, perduto, immerso nei suoi colloqui con il Cielo. Come il glorioso solitario di cui portava il nome, si lamentava che la fuga delle ore lo strappasse troppo presto ai divini misteri.
Durante gli anni così intensi del suo apostolato, mentre il pulpito e il confessionale sembravano assorbirgli ogni momento, riusciva a vivere in spirito di orazione. Parlava, dirigeva le coscienze, lavorava sotto lo sguardo di Dio, alla presenza di Dio, in unione con Dio. Ogni giorno riservava alcune ore alla preghiera silenziosa e raccolta. Secondo il metodo di san Francesco d’ Assisi, tra una serie e l’ altra delle sue predicazioni si concedeva ritiri solitari in cui rinnovava le sue forze nella contemplazione più profonda. È così che, a Brive, come già ricordato, si rifugiava in una grotta vicina al convento.
La morte lo colse in uno di questi luoghi solitari tanto cari al suo cuore. Alla fine della primavera del 1231, si era recato nei dintorni di Padova per cercare il riposo e il silenzio che la sua anima reclamava. Si era ritirato a Camposampiero, in una campagna appartenente al conte
Tiso. Questo signore, grande amico dei Francescani, accolse il santo con gioia: si ingegnò per rendere quanto più possibile gradevole questa villeggiatura spirituale; gli fece costruire persino, su sua richiesta, una sorta di piccola cella tra i rami di un vasto noce.
Antonio usciva da questo rifugio aereo solo per prendere i pasti. Fu scendendo dal suo albero, il 13 giugno, che si sentì mancare. Fu subito riportato a Padova; ma il male progrediva così rapidamente che ci si dovette fermare all’ ingresso della città, nel sobborgo dell’ Arcella, dove i Frati Minori avevano un punto di appoggio.
Gli furono amministrati in fretta i sacramenti. Pochi istanti dopo, spirava invocando un’ ultima volta Gesù Cristo e la sua divina Madre. Come pregava il nostro santo? Quali gioie gustava nei suoi colloqui con Dio?
La sua anima, come quella dei grandi mistici, si perdeva nell’ abisso dell’ estasi?
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