· La vita interiore ·
CAPITOLO III
· La vita interiore ·
Bisogna cercare nella vita interiore del nostro santo il segreto dei suoi successi apostolici. Per esercitare sulle anime un’ influenza salvifica, non basta il talento unito a un’ attività anche febbrile: le cause puramente naturali non possono produrre effetti soprannaturali. I grandi convertitori sono sempre grandi contemplativi; attingono nella loro unione con Cristo la linfa divina che feconda il loro lavoro. Antonio di Padova non ha fatto eccezione a questa regola: fu, nel più alto grado, un uomo di orazione.
Praticò lungo tutta la sua esistenza il precetto del Maestro:“ Oportet semper orare” 4. Bisogna pregare sempre.
Lo abbiamo già visto, fin dall’ infanzia, seguire le inclinazioni della sua pietà. L’ antica cattedrale di Lisbona lo attirava; non pago di partecipare con i suoi compagni ai lunghi uffici liturgici, amava visitarla nei momenti liberi. Vi si prostrava davanti al tabernacolo; vi invocava la Regina del cielo, che amava con tenerezza filiale; vi si inginocchiava davanti alle reliquie dell’ illustre martire san Vincenzo. Vi cercava, nelle ore dolorose della tentazione, la forza per vincere il nemico.
La pietà ingenua del fanciullo si trasformò con gli anni; si fece virile e più solida, senza nulla perdere della sua sincerità. Da novizio, professo, giovane sacerdote, il
4 Lc 18, 1.
37