Libro S.Antonio da Padova | Page 15

Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO II · La vita apostolica
giornò solo per poco tempo; ma vi lasciò ricordi profondi che i secoli non hanno cancellato.
La mancanza di documenti ci impedisce purtroppo di seguire passo a passo il nostro santo nei suoi viaggi apostolici. I suoi primi biografi furono talmente abbagliati dai suoi miracoli, che insistettero soprattutto sui fatti meravigliosi della sua vita; lasciarono così nell’ ombra quegli eventi meno brillanti, la cui narrazione ci avrebbe vivamente interessati.
Antonio si recò a Roma durante il pontificato di Gregorio IX. L’ illustre Pontefice, che era stato un tempo il protettore e consigliere di san Francesco, mostrò un interesse paterno per il discepolo del suo santo amico. Distinse rapidamente i suoi doni eccezionali e lo incaricò di predicare davanti ai cardinali riuniti in concistoro. L’ assemblea, composta dalle più eminenti personalità ecclesiastiche, ammirò la pietà, l’ eloquenza e l’ ampia erudizione dell’ oratore. Il Papa gli rivolse i più alti elogi; lodando la sua conoscenza delle Scritture, che conosceva a memoria, Gregorio IX chiamò l’ umile religioso « Arca del Testamento », Arca Testamenti.
Non fu questo l’ unico ministero che Antonio esercitò nella Città Eterna: vi tenne diversi sermoni; forse vi predicò anche un’ intera stazione quaresimale. I numerosi pellegrini attratti dalle solenni cerimonie della Settimana Santa si affollavano ai suoi discorsi. Non conoscendo bene la lingua italiana, o addirittura ignorandola del tutto, molti di loro si proponevano unicamente di vedere quel Frate Minore di cui si narravano tanti prodigi. Dio rinnovò in loro favore il miracolo della Pentecoste: mentre il santo parlava, ciascuno di questi stranieri lo comprendeva nel proprio idioma nazionale.
Qualche anno più tardi, il Sommo Pontefice fece solenne allusione ai fatti qui riportati. Dopo aver canonizzato Antonio nella cattedrale di Spoleto, il 30 maggio 1232, indirizzò una lettera enciclica ai vescovi di tutto il mondo. Scriveva Gregorio IX: « Abbiamo, in passato, potuto apprezzare personalmente la santità della sua vita e le meraviglie del suo ministero, poiché egli lo esercitò per qualche tempo nel modo più lodevole sotto i Nostri propri occhi ».
Il santo si stabilì definitivamente a Padova solo verso il 1229. In quella città potente, ricca, amante del fasto e celebre per la sua Università, superò sé stesso. La sua attività si intensificò; la sua influenza trasformò la città, allora flagellata dal flagello dell’ usura. La Quaresima del 1231 fu un trionfo per il missionario, una conquista per Dio nel regno delle anime. Fu anche il suo canto del cigno: poche settimane dopo, Antonio riceveva la ricompensa eterna delle sue fatiche.
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Com’ era la predicazione di questo oratore incomparabile? Quale forma assumeva questa eloquenza che un annalista del XIII secolo, Rolandino, giudicava“ dolce come il miele”?
Francesco d’ Assisi percorreva i borghi dell’ Umbria e della Toscana, esortando le popolazioni a lodare il Signore. Parlava come capitava, talvolta nelle piazze, talvolta lungo i sentieri. Lasciava, senza altra preparazione che la preghiera, traboccare i sentimenti che colmavano la sua anima. Anche quando saliva sul pulpito nelle chiese,
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