Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO I · La vita nascosta
di quella città incontrò giovani domenicani, anch’ essi venuti per partecipare all’ imminente ordinazione e che i Minori ospitavano fraternamente.
Accadde allora che un giorno il Guardiano del convento chiese ai Predicatori( i domenicani) di rivolgere qualche parola di esortazione agli ordinandi riuniti; ma essi si rifiutarono, adducendo come scusa la mancanza di preparazione. Allora il Superiore si rivolse ad Antonio e gli ordinò di prendere la parola e dire semplicemente ciò che Dio gli avrebbe ispirato. convertito migliaia di anime. Per rendere fecondo il suo lavoro, ci volevano silenzio, umiliazione, preghiera: in queste virtù nascoste, e solo lì, si trova il segreto di ogni apostolato fruttuoso.
Il santo obbedì. Iniziò con tono modesto. A poco a poco la sua voce si fece più vibrante; i testi della Scrittura sgorgavano dalle sue labbra con una meravigliosa abbondanza; il fuoco divino che bruciava nel suo cuore infiammava il suo discorso. L’ oratore si lasciava trasportare dal soffio della sua eloquenza e i suoi uditori lo ascoltavano commossi e rapiti.
Fu una rivelazione per la famiglia serafica. Questo Frate Antonio, che si credeva ignorante, era dunque un maestro incomparabile! Non si sapeva cosa ammirare di più in lui: la sua erudizione così vasta e sicura, o la sua prodigiosa umiltà, che aveva nascosto così a lungo nell’ ombra tali tesori.
Il Provinciale della Romagna, e lo stesso Patriarca d’ Assisi, ne furono immediatamente informati. Da quel momento il santo si dedicò completamente alla predicazione.
Nove anni dopo, quando morirà, sfinito dall’ ardore della sua carità e dalle fatiche del suo ministero, avrà
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