Sant ' Antonio di Padova CAPITOLO I · La vita nascosta
della Porziuncola. A quegli uomini distaccati da tutto, poco importava la mancanza di comfort; solo l’ ideale divino contava per loro, meta costante dei loro sforzi, senza preoccuparsi del domani. Gli abitanti di Assisi nutrivano spontaneamente con le loro elemosine quella moltitudine che attendeva dalla sola Provvidenza il pane quotidiano.
Frate Elia, che il Fondatore aveva scelto come vicario generale, presiedeva le sessioni. Francesco si sedeva umilmente ai suoi piedi e si limitava a suggerirgli di tanto in tanto qualche osservazione.
Abituato all’ ordinata regola della vita claustrale, Antonio contemplava con ammirazione questo spettacolo per lui nuovo. Respirava in silenzio il purissimo profumo del Vangelo, con cui il Patriarca serafico aveva imbevuto la sua opera.
Appena introdotto nella famiglia dei Minori, parlava poco. Nessuno lo conosceva; nulla lo indicava all’ attenzione dei Frati. Francesco stesso sembrò non notare il giovane religioso, che di lì a poco avrebbe proiettato sull’ Ordine i raggi della gloria. Se, come sostengono alcuni biografi, il Beato Padre fu illuminato soprannaturalmente, non ne lasciò trasparire nulla; conosceva troppo bene le vie interiori per sottrarre prematuramente il nostro santo all’ oscurità in cui Dio plasma i suoi grandi operai prima di manifestarli al mondo.
Antonio non cercò di mettersi in mostra. Tenne nascosta la sua origine, la sua scienza, i suoi desideri di apostolato. Aveva compreso il paradosso eroico: è attraverso la morte totale a sé stessi che si raggiunge la pienezza della vita.
Terminato il Capitolo generale, i religiosi si dispersero, ciascuno raggiungendo il posto assegnatogli dall’ obbedienza.
Antonio restava senza incarico. Si rivolse a frate Graziano, Provinciale della Romagna, e gli chiese di portarlo con sé, se il vicario generale lo permetteva. La questione fu risolta in fretta. Il Provinciale partì dunque con il nostro santo, senza sapere bene, per il momento, quale missione affidargli; ma, avendo appreso durante il viaggio che il suo compagno era sacerdote, gli assegnò come residenza il piccolo eremo di Monte Paolo, presso Forlì. Antonio doveva fare da cappellano ai religiosi che vi si preparavano, nella solitudine, ai lavori del ministero apostolico.
In questo pio ritiro, il santo condusse per diversi mesi una vita puramente contemplativa. Trascorreva gran parte delle sue giornate in una grotta vicina al convento, immerso nella preghiera. Al calar della notte ne usciva talmente stremato dai suoi lunghi colloqui con il cielo, che talvolta barcollava tornando al monastero. Già le fiamme dell’ amore lo consumavano, poiché il nostro Dio è un fuoco divorante 2.
Alla preghiera, Antonio univa il lavoro manuale. Si offriva di buon grado per gli incarichi domestici più umili. Lo si vedeva, silenzioso e sorridente, spazzare la casa e lavare i piatti. Svolgeva questo servizio con tale naturalezza e gioia, che intorno a lui nessuno pensava fosse capace di fare altro.
Un avvenimento imprevisto interruppe bruscamente questa vita di raccoglimento e umiltà. Il santo dovette accompagnare alcuni religiosi di Monte Paolo che si recavano a Forlì per ricevere l’ ordinazione. Nel monastero
2 Dt 4, 24.
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