radersi. Ciò fatto, se ne andarono via dandosi appuntamento lì il
giorno dopo, prima dello spuntar del sole, per godersi lo
spettacolo del risveglio di Nicola.
La mattina seguente tornarono e, nascosti chi dentro il
confessionale, chi dietro l’altare, aspettarono che quello si
svegliasse. E quando cominciarono a sentirsi le campane della
chiesa di San Pietro che suonavano per la prima Messa, Nicola
cominciò a muoversi e a rigirarsi di qua e di là fino a che non
cadde di lato, facendo un tonfo che gli dette una bella sveglia.
Rimessosi a sedere, si stropicciò energicamente gli occhi con le
nocche degli indici, sbadigliò aprendo la bocca come un forno e
si stiracchiò ben bene, stendendo a lungo le braccia in fuori. Poi,
appena ebbe gli occhi ben aperti e poté cominciare a guardarsi
intorno, si fermò di botto, tornò a stropicciarsi gli occhi, si
guardò di nuovo intorno e rimase paralizzato dallo stupore. Non
si era ancora ripreso dallo smarrimento che gli cadde lo sguardo
sulla tonaca...
<> esclamò, alzandosi di scatto e cominciando a
toccarsi freneticamente dappertutto, a lisciarsi e tirarsi ogni
lembo di quell’insolito vestito, come se non credesse che era
infilato proprio addosso a lui! E si toccava il petto, le braccia, le
gambe e poi tornava a lisciarsi dappertutto, voltandosi attorno a
sé come il cane che si morde la coda e chinandosi a toccare le
scarpe lucenti, con le quali non osava fare un passo.
Infine, mentre si tirava su la tonaca per rimirarsi ancora quelle
belle scarpe, scorse lo specchio posato per terra e, afferratolo
con tutt’e due le mani, se lo pose davanti e cominciò a farlo
scorrere su e giù per la sua persona, ridendo con quella bocca
sdentata. E quale non fu la sua meraviglia, quando vide il suo
volto riflesso! Appoggiò, allora, lo specchio sull’altare e, dopo
15