LIBERAMENTELIBRANDO Storie vestine | Page 15

Arculino lo Scapricchione e Pitro di Bblasiandò. Essi, dopo aver fatto l’occhiolino a Mostaccione, avevano invitato Nicola a mangiare con loro. Il ghiottone non se lo era fatto ripetere e Pitro, che offriva la mangiata perché voleva festeggiare il suo onomastico, aveva ordinato un bel mazzo di quella grazia di Dio. Ma mentre per loro i pezzi di carne erano belli magri, per Nicola erano stati ricavati dal grasso rancido ed erano stati salati più del normale. Così, mangia un’arrostella, mangiane due, mangiane tre, la sete cominciò a farsi sentire. E siccome la cantina stava lì vicino, furono fatti portare uno dietro l’altro parecchi boccali di vino. A berli tutti, manco a dirlo, fu Nicola; che per la sbornia non si reggeva in piedi. Quando volle provare a incamminarsi verso il Farindolese, dopo neanche un centinaio di passi fatti sbandando a destra e a manca, cadde come un masso e si addormentò. Allora ’Nzelmzuccio e i suoi compagni lo sollevarono di peso, lo caricarono sopra un carretto e si diressero fuori Montebello. Però, invece di voltare per il Fanindolese, piegarono verso la chiesetta di Santa Maria, dove lo trasportarono. Qui lo spogliarono, gli pulirono e sfoltirono la zàzzera, dandole una bella accorciata; gli rasero quei quattro peli ispidi che gli spuntavano qua e là sulla faccia facendolo assomigliare a una sòrica12 unta; gli tagliarono le unghie e gli ripulirono le mani; lo profumarono e gli infilarono una vecchia tonaca da prete e un paio di scarpe lucidate a nuovo e poi lo misero seduto per terra, con la schiena appoggiata all’altare. Per completare l’opera lo pettinarono accuratamente, tirandogli una bella scriminatura e versandogli in testa un flacone di unguento, e gli posarono accanto uno di quegli specchietti che si usano per 12 Nome abruzzese del ratto delle fogne. 14