Il percorso e la voce.
Gianni Mazzei
Se la poesia è creatività, in che modo l‟affermazione di Einstein sul non inventare niente
quando viveva pienamente, quando era innamorato, può influenzarne il senso e la portata, a
cominciare dal suo fondo oscuro da cui poi, come Venere dal mare, emerge, e cioè l‟ascolto?
Quando si vive a pieni polmoni, quando si ama in modo assoluto, l‟ascolto non ha ragione di
esistere: è un fiume in piena che trascina, è il grido del sole a mezzogiorno e non il ripiegamento
dell‟anima nelle sue pieghe più nascoste.
Tanto ciò è vero che alcuni geni diventano azione pura, irresistibile e si estrinsecano solo in
essa, convertendo lo stesso pensiero, le stesse emozioni, la stessa voglia dell‟assoluto, in
movimento finalizzato senza più scorie e scarto tra contemplare e agire: l‟io singolo è diventato
momento cosmico, nell‟impresa di Cesare o di Alessandro Magno che se piange con l‟occhio
azzurro come cielo e con l‟occhio nero come morte, deluso dalle proprie conquiste e dell‟infinito
sempre irraggiungibile, lo fa solo nei versi mirabili di Pascoli.
L‟ascolto, cui il poeta attinge come pozzo infinito per costruire la vita, è “Altro” dalla vita
stessa