La poesia non fa paura
Enzo Martines
La poesia non può fare paura. Le cose complesse o difficili non dovrebbero fare paura, quando
possono diventare utili, capaci di dare un punto di vista diverso, fuori dell'ordinario, farci provare a
guardare il mondo da un punto di vista vivido e stupefacente. Andare a fondo ai sentimenti, ai
propri dubbi, alle proprie certezze, questo forse fa paura, ma se ne può fare a meno nella nostra
ricca, strana, fragile vita contemporanea? La poesia non può fare paura, può aiutarci ad affrontare il
mare aperto delle difficili imprese che affrontiamo ogni giorno.
Poi ci sono i poeti. Forse la loro voce ha perso prestigio negli ultimi decenni, a favore di una
comunicazione rapida, apparentemente universale, un po' troppo superficiale. In questo senso la
poesia è impertinente: dispettosa e non pertinente. Dispettosa perché costringe ad andare contro
corrente. Con lei ci vuole tempo, calma, bisogna ritornarci, rileggerla. Insomma usare il tempo in
controtendenza alla velocità della nostra contemporaneità. Per questo forse non pertinente, ma
presente, presente in un sottobosco ricco di parole, di poeti, ricca delle considerazioni che ci devono
portare, oggi, nella profondità dell'indicibile e del non detto, ma del "necessario". Di questo sono
consapevoli i poeti. Persone cui chiedere più che mai, nel nostro oggi, una mano a capire che ci
succede attorno, come reagire per stare meglio al mondo.
Abbiamo bisogno di poesia e di poeti. Però la poesia prima di tutto va letta, poi scritta, non
viceversa. Il lungo lavoro del poeta è nella fatica della ricerca della parola, del suo colore, del suo
suono. Lungo, difficile, da condividere per un confronto serrato e severo. La poesia è un evento
pubblico. Lo è perché il poeta non può fare a meno di spogliarsi davanti agli altri nella sua proposta
al mondo. Ecco perché in questa epoca che fa della rapidità un ingrediente della comunicazione, in
cui la superficialità rischia di diventare la sua conseguenza, dove tutto fa scandalo, il poeta, a mio
parere, non può che essere un poeta militante (con un vocabolo un po' vetusto) cioè presente, che
dice a viso aperto, quasi con un contatto fisico con l'uditore, l'uditorio. Il poeta deve poter dire ad
alta voce che la poesia non fa paura, ma anzi è il potente antidoto alle certezze in cui rischiamo di
annegare se solo ci fidassimo ciecamente e passivamente delle tecnologie oppure dell'illusione di
sopravvivere troppo a lungo, negando magari la sofferenza.
La nostra epoca, in questo scorcio di secolo, ci impegna purtroppo anche a reagire alla cultura
del terrore e della distruzione. Anche per questo c'è bisogno di scavare nelle culture, nelle
profondità del genere umano. Utile la poesia quindi, quando c'è da affrontare le complessità della
nostra contemporaneità e per farlo dobbiamo munirci di calma e di riflessione. “Leggerò le tue
poesie con calma”, mi ha detto una persona che ama leggere versi, e io ho risposto: “brava, la calma
è il tempo giusto della poesia”.
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