la gloria di Chartago climate fiction - guerre del cambiamento climatico | Page 54
in mezzo al deserto, lontano dall’oasi!. Poi fu dato loro fuoco:
furono numerosi i viaggi che dovette compiere il mezzo, parecchie
furono le pile di cadaveri che bruciarono nelle fiamme, prima di
poter dire che la cittadella dell’oasi Waddan era pulita.
Fu un lavoro duro, soprattutto perché occorsero tre giorni, fu
una corvè maledettamente puzzolente ed orrida per Kumi, Shani,
Usutu. Anche se i tre erano stati dotati di guanti, avevano legato al
volto dei fazzoletti di stoffa, il tanfo era orrendo!. I tre bambini 54
trascinavano i cadaveri per i piedi, toglievano loro le scarpe, poi le
ponevano ordinatamente in fila nell’altra parte della carreggiata,
ordinandole per numero. Le scarpe diceva Abasi, sarebbero state
prese dai compagni sub-sahariani, che presto sarebbero giunti
nell’oasi di Waddan, trovando scarpe, un giaciglio, cibo, acqua, un
nuovo futuro scevro dei cani libici!.
I tre bambini soldato presero un’orrenda confidenza con la morte,
con le sue atrocità, finendo anestetizzati dall’orrore che ebbero a
vedere da vicino. Fu certamente un lavoro terribile, così orrendo
che Kumi prese a parlare liberamente con i suoi due amici, dicendo
che se stesso era rimasto nel letto a dormire, nella casa dove
avevano la base a Waddan. Lui non era lui, ma lui era suo fratello,
un fratello che non aveva mai avuto, ma insomma era suo fratello,
quello che svolgeva quel macabro compito. L’unica ad essere felice
sembrava la cagnolina di Kumi, la quale sembrava aver preso un
po’ di chili, da quanti morsi aveva dato alle parti mo lli dei cadaveri.
Shani ed Usutu pensarono che Kumi giocasse o gli prendesse
in giro, non gli risposero mai, espandendo il discorso, perché c’era
un’orrenda puzza nell’aria, ed era già difficile tollerarla restando in
silenzio. Quello che era certo, era che i tre bambini soldato non
volevano più restare nell’oasi di