Israele è una realtà – e non hanno mai perso la voglia di vivere
e non si sono mai lasciati distogliere dalla determinazione di
costruire uno Stato vivace e democratico.
Il racconto della costruzione di questa nazione è un
racconto assolutamente senza precedenti.
È il racconto di un popolo che si trovava sull’orlo
dell’annientamento totale a seguito delle politiche di genocidio
della Germania nazista e dei suoi alleati. È Il racconto di un
popolo che si è trovato completamente impotente nel cercare
di persuadere un mondo in gran parte indifferente a fermare, o
almeno a rallentare, la Soluzione Finale. Ed è il racconto di un
popolo di neanche 600.000 persone, che vivevano in quella che
era allora la Palestina Mandataria fianco a fianco ai vicini arabi
spesso ostili, che vivevano sotto una occupazione britannica
incurante della loro situazione, in una terra diffici le, senza
nessuna risorsa naturale se non il capitale umano.
Sembra ancora incredibile che a soli tre anni dalla fine
dell’Olocausto, e con il supporto di una maggioranza decisiva
dei membri delle Nazioni Unite dell’epoca (33 a favore, 13
contro e 10 astensioni), si sia potuta piantare la bandiera blu
e bianca di una Israele indipendente su questa terra, terra alla
quale il popolo ebraico è intimamente legato sin dai tempi di
Abramo.
E per di più, che questa piccola comunità di ebrei - tra cui
sopravvissuti dell’Olocausto che erano riusciti ad arrivare nella
Palestina Mandataria nonostante il blocco navale britannico
ed i campi di detenzione britannici a Cipro - si sarebbe potuta
poi difendere con successo contro l’aggressione contemporanea
di cinque eserciti permanenti arabi, quasi supera ogni
immaginazione.
Per capire l’essenza del significato di Israele, basta chiedersi
come sarebbe stata diversa la storia del popolo ebraico se fosse
esistito uno Stato ebraico nel 1933, nel 1938, o nel 1941. Se
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