Israel at 70 (Italian) | Page 11

aspettavano da secoli, forse da millenni, di ritornare a Sion, senza mai perdere la fede o la speranza. E vi ritornarono, in operazioni straordinarie condotte da Israele. Come disse un leader afroamericano all’epoca: “Questa è la prima volta che degli africani vengono presi dal loro continente non in catene per la schiavitù, ma su aeroplani per la libertà”. “Dopo secoli di persecuzioni, di pogrom, di esili, di ghetti, di inquisizioni, di calunnie del sangue, di conversioni forzate, di leggi discriminatorie e di restrizioni all’immigrazione – ma anche dopo secoli di preghiere, di sogni e di desiderio – gli ebrei erano tornati a casa ed erano padroni del proprio destino.” E come potrò mai dimenticare il sentimento d’orgoglio – orgoglio ebraico – che mi ha sopraffatto 40 anni fa, nel luglio del 1976, quando ho sentito l’incredibile notizia del coraggioso salvataggio di 106 ostaggi ebrei che erano nelle mani di terroristi arabi e tedeschi ad Entebbe in Uganda, a più di 3000km da Israele? Il messaggio era chiaro: ovunque, si trovassero, gli ebrei in pericolo non sarebbero mai più rimasti soli, rimasti senza speranza, e completamente dipendenti da altri per la propria sicurezza. E ancora, ricordo come se fosse ieri la mia prima visita in Israele. Era il 1970, e non avevo ancora compiuto 21 anni. Non sapevo cosa aspettarmi, ma ricordo quanta emozione provai dall’istante in cui salii sull’aereo della El Al fino a quando posai lo sguardo sulla costa israeliana che cominciava a intravedersi dal finestrino. Mentre sbarcavo, sorpresi me stesso nel rendermi conto che volevo baciare la terra. Nelle settimane che seguirono, rimanevo incantato da tutto quello che vedevo. Per me, era come se ogni condominio, ogni fabbrica, ogni scuola, ogni aranceto e ogni autobus fossero un vero e proprio miracolo. Uno Stato, uno Stato ebraico, si stava materializzando davanti ai miei occhi. 5