gione, figuratevi quanto potremmo questionare sul ruolo dell’ industria e di certi prodotti nel settore della panificazione! In verità, quando si parla di miglioratori e mix, c’ è sempre qualcuno che si diletta con un po’ di commedia all’ italiana. Le aziende stesse spesso si adattano a questo tendenza alla reticenza utilizzando, pur nel pieno rispetto delle norme di legge, una narrazione del tipo“ dico, ma non dico” e giocando su una sorta di ambiguità dovuta proprio alla difficoltà di questo settore. Per essere ancora più chiari: non ho mai visto nessuno dire apertamente nell’ ambito di una comunicazione commerciale digitale o cartacea che fosse:“ sono il numero uno nel produrre e vendere mix”. È accaduto anni fa, in una mia collaborazione passata, di conoscere aziende che vendono margarina e che hanno un atteggiamento quasi di vergogna e di sudditanza nei confronti del burro. Chi vende prodotto finito“ gelo” e a base margarina, infatti, generalmente ne fa una motivazione commerciale e di posizionamento di prezzo. Alcuni artigiani, e tra questi ci sono anche dei panificatori, non la dicono tutta: all’ esterno sostengono di non usare miglioratori e mix, ma se capiti in laboratorio, scopri che li usano, eccome.
Così siam fatti in Italia. E per cercare di evolversi verso una narrazione più seria e serena del tema è bene ricordare“ il perché” molti di questi prodotti non solo non hanno nulla da rimproverarsi( hanno un’ etichetta pulita, rispettano criteri di salubrità e igiene, ecc.), ma rispondono a una serie di bisogni del panificatore che oggi sono di primaria impor-
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