IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 65
abbracciò il centro del Bosco, i 20 Golen e la Guardia non poterono fare niente per evitare
l'orribile morte: gli scheletri carbonizzati mostrarono, in seguito, che tutti si erano rifugiati
sotto il Melo di Tharsis e che alla fine erano bruciati e si erano consumati come questo ed i
restanti alberi del Bosco. Tutto si ridusse a cenere in quell'incendio che era stato
attentamente pianificato durante anni e preparato mediante una studiata distribuzione di
legna secca in distinte parti dell'area: all'entrare nel Bosco Sacro con i piani di conquista i
Golen non avrebbero guadagnato una piazza ma sarebbero caduti in una trappola
mortale. Naturalmente, essi non avrebbero mai sospettato che i Gerofanti tartessi
"avrebbero sacrificato" il loro Bosco Sacro prima di vederlo occupato dal Nemico e questa
reazione sarebbe stata presa come una lezione dai Golen che, in seguito, avrebbero
continuato a lottare contro i discendenti del Patto di Sangue.
E la sottovalutazione che i Gerofanti commisero nel valutare il potere reale dei Golen fu
sul punto di causare la perdita definitiva della Spada Saggia. Se questo non successe il
merito si deve attribuire solamente all'incredibile valore delle Vraya ed alla lealtà al Patto
di Sangue che andava oltre la morte. Il caso era che a 20 km da Tartesso, alle pendici del
Monte Candelaria, si trovava l'entrata segreta ad una Caverna che era stata resa abitabile
in tempi remoti dagli Atlanti bianchi: era una delle opere che si dovevano conservare
d'accordo al compromesso del Patto di Sangue. Naturalmente, dopo la sconfitta culturale
degli iberici, tale compromesso fu dimenticato e la Caverna, nascosta e solitaria, rimase
abbandonata per migliaia di anni. Tuttavia, gli effetti purificatori della prova di famiglia che
culminarono con la Riforma del Fuoco Freddo, causò la sua riscoperta, nonostante il fatto
che non tutti, né in qualunque momento, potevano entrare in essa: il motivo era che
l'entrata segreta era segnalata con le Vrune di Navutan e solamente coloro che avevano il
Sangue Puro, coloro che erano capaci di ricordare la Lingua degli Uccelli, riuscivano ad
incontrarla; chi non aveva questi requisiti non riusciva a scoprirla neanche se fosse di
fronte lei. Pertanto, questa Caverna era stata scelta dalle attuali Vraya per custodire la
Spada Saggia. Un corridoio di guerrieri tartessi si formò per permettere l'uscita da
Tartesso delle Vraya e salvare, all'ultimo momento, la preziosa eredità degli Atlanti
bianchi: molti morirono per compiere questo eroico riscatto, molti dei quali hanno
guadagnato l'immortalità per il loro valore, e aspettano a K'Taagar il momento in cui
torneranno ad occupare il loro posti di combattimento, quando si scatenerà sulla Terra la
Battaglia Finale. Grazie alla loro legale dedicazione, le Vraya, che a quell'epoca erano la
Regina di Tartesso e due principesse, poterono arrivare fino all'entrata segreta della
Caverna. In verità erano perseguitate così da vicino da Bera e Birsa che solamente una
principessa, portando la Spada Saggia, riuscì ad attraversare l'entrata, mentre le altre due
Vraya rimanevano indietro per trattenerli. E qui fu dove si vide il terribile potere dei Golen
Immortali infatti, anche quando le Vraya li affrontavano con le loro terribili asce di pietra,
essi non ebbero bisogno di usare nessuna arma per dominarle, salvo le loro arti
demoniache. Il potere dell'illusione, nel quale erano Maestri, bastò a loro per
immobilizzarle ed afferrarle. Comunque, la Spada Saggia era già in salvo dentro la
Caverna Segreta visto che i Golen possedevano solo l'Anima e non avevano lo Spirito e
sarebbe risultato loro impossibile comprendere le Vrune di Navutan .
La Saga familiare conclude questa parte della storia narrando lo spettacolo osservato dai
Gerofanti tartessi quando si diressero alla Caverna Segreta, dopo aver incendiato il Bosco
Sacro. Stesi sul suolo della base del Monte Candelaria, non molto lontano dall'entrata che