IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 62
corrente del senso allegorico del Mito, non toglie al mito la capacità di ottenere il suo
effetto ma, al contrario, aumenta la possibilità di concretizzarsi realmente: colui che adotta
intelligentemente il ruolo di personaggio dell'argomento mitico, interpreta la descrizione del
Mito come una specie di piano o progetto da realizzare; e allora non è il personaggio che
agisce per realizzare il progetto del Mito, ma è il mito stesso che, incoscientemente,
muove il personaggio per concretizzare l'argomento: colui che aspiri ad essere Perseo,
finirà col tagliare la testa di Medusa, nonostante creda che potrà auto controllarsi
perché conosce il significato allegorico del personaggio.
Quindi, dottor Siegnagel, i Golen "diressero contro Tartesso il Mito di Perseo" come
reazione all'espansione economica e militare che si sviluppava fuori dal loro controllo e
che rovinava i loro piani: la risposta adesso è chiara. Durante i secoli successivi molti
sarebbero stati i "Perseo" che avrebbero tentato l'impresa di conquistare Tartesso; e quasi
sempre, integrando le spedizioni guerriere, guidando i Re invasori o i Capi dei pirati,
arrivava il giovane, caricatura di Hermes che avrebbe segnalato la dimora delle Graie
(Vraya) e la posizione dell'Occhio unico, vale a dire, della Spada Saggia. Perché i Golen
non avrebbero mai rivelato il loro obiettivo principale: rubare la Pietra di Venus. Questa
sarebbe stata la loro parte del bottino: tutto il resto, l’oro e l'argento, le banchine, le barche
e le prospere città, tutto sarebbe stato per il Perseo vincitore, per "l'eroe" del Patto
Culturale. Non era molto quello che sollecitavano e non sarebbero stati pochi coloro che
avrebbero risposto alle loro intriganti proposte. Tuttavia, nonostante quest'offensiva che si
fondava nell'azione universale di un Mito e che obbligava i tartessi a vivere in permanente
stato di guerra, il Regno si difese con successo fino al secolo III, epoca in cui il suo potere
cominciò a declinare di fronte ad altre potenze nascenti: Cartagine, Grecia e Roma, che
avrebbero scritto il finale della storia.
I greci del periodo preclassico furono molto recettivi alla Strategia dei Golen e questo li
condusse ad intraprendere molte spedizioni contro Tartesso: dalle loro fiorenti colonie in
Sicilia, in Italia, Gallia e, finalmente, nella stessa Spagna, avrebbero invaso e distrutto
Tartesso se non fosse stato perché dovevano proteggere le loro spalle dal crescente
potere di Roma. I romani, in cambio, si mostrarono sempre amichevoli con i tartessi e
poco permeabili all'influenza dei Golen: ciò non deve sorprendere se si ricorda che per le
vene della nobiltà romana circolava il sangue dei pelasgici dell'Etruria, parenti diretti dei
tartessi. Il destino, infatti, non avrebbe riservato né ai greci né ai romani "l'impresa" di
distruggere Tartesso. Sarebbe stato un uomo di Cartagine, un fenicio, un rosso o punico, il
nuovo Perseo che avrebbe impugnato la falce di ferro, simbolo invertito e pervertito della
mezzaluna e avrebbe tagliato la Testa di Medusa, dando così compimento alla profezia
dei Golen.
Durante il secolo XII A.C., quando i filistei la occupano e saccheggiano, comincia la
decadenza di Sidone, la città più importante della Fenicia. Si inizia così il dominio di Tiro,
che non avrebbe smesso di crescere fino a che Nabucodonosor, dopo un assedio di
tredici anni, la distrugge definitivamente nel 574 A.C... Però, per quel tempo, Tiro si era
già espansa in tutto il mondo antico e possedeva colonie, come Gades (Cadice), nel Sud
della Spagna, nelle coste della Sicilia, nelle Baleari, in Sardegna, e, dall' 814 A.C., nelle
coste dell'Africa dove hanno fondato la ricca e prospera città di Cartagine. Con la rovina
commerciale di Tiro comincia a dominare, a partire dal secolo VI, la colonia cartaginese,
detentrice della maggiore flotta del Mediterraneo occidentale.