IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 58

vale a dire, viveva un'esistenza assoluta fuori dall'illusione degli enti materiali, al di là della Vita e della Morte. Per questo motivo l'Uomo di Pietra Immortale non avrebbe parlato, o avrebbe parlato molto poco, di lì in avanti: era molto vicino alla Saggezza Iperborea degli Atlanti bianchi e questo sapere non poteva essere spiegato agli uomini addormentati che amavano la Vita e temevano la Morte Liberatrice. Forse alla fine, durante la Battaglia Finale, lui o altri Uomini di Pietra Immortali avrebbero parlato chiaramente agli uomini addormentati per convocarli a liberarsi dalle catene materiali e lottare per il ritorno all'Origine della Razza Iperborea. Nel frattempo, l'Uomo di Pietra solamente agirà, ascolterà in silenzio la Voce del Fuoco Freddo ed agirà; e il suo atto esprimerà il massimo Valore spirituale: qualunque cosa faccia con se stesso, il suo atto sarà fondato sul supporto assoluto di Se Stesso, al di là del bene e del male, e non sarà influenzato da nessun giudizio o castigo procedente dal Mondo dell'Inganno. E nessuna variante del Grande Inganno, neanche il Fuoco Caldo della Passione Animale, potranno trascinarlo un'altra volta al Sogno della Vita: Saggio e Valente come un Dio, l'Uomo di Pietra combatterà solamente se necessario ed aspetterà in silenzio la Battaglia Finale; desidererà ardentemente l'Origine e lo commuoverà la nostalgia per l'A-mort della Dea; cercherà la sua Coppia Originale (altra metà spirituale) nella Donna Kalibur e, se la troverà, la amerà con il Fuoco Freddo di Se Stesso; ed Essa lo abbraccerà con la Luce Increata del suo Spirito Eterno, che sarà Oscurità Infinita per l'Anima creata. In questo terzo caso, con sicurezza, la Promessa di Pyrena si sarebbe compiuta. Decimo Giorno Suppongo che starete aspettando, paziente dottor Siegnagel, una risposta alla domanda pendente: "quale sarebbe stata la seguente reazione dei Golen di fronte al potere tartessico, che si sviluppava fuori dal loro controllo e che frustrava tutti i loro piani?" Questa è la risposta, molto semplice, sebbene sia da chiarire: i Golen diressero contro Tartesso il Mito di Perseo. Si può affermare, rigorosamente, che quello di Perseo, così come altre leggende che tardivamente furono raggruppate sotto la denominazione generale di "Miti Greci", è in realtà un antichissimo Mito pelasgico. Con alcune delle storie "greche" di Ercole è successa la stessa cosa: per esempio, con quella in cui l'eroe lotta con il Gigante Gerione per rubargli i suoi buoi rossi e che nasconde, sotto un simbolo caro ai pelasgici, un'antica incursione dei primitivi Argivi contro il "popolo triplo" degli iberici, o Virtrioni, con l'obiettivo di conquistare il segreto dell'allevamento che non conoscevano o avevano perduto; e la prova sta nel fatto che quegli Argivi, "nemici dei gerioni", si consideravano parenti di questi, dal momento che lo stesso Ercole era pronipote di Perseo. Però Perseo fu bisnonno di Ercole solamente nel Mito argivo; in verità, il tema fu preso da un Mito pelasgico molto più antico, di origine iberico atlante, che si riferisce all'avventura intrapresa da uno Spirito Iperboreo tipico per raggiungere l'immortalità e la Saggezza. Nel tema primordiale lo Spirito Perseo non era argivo ma oriundo degli iberici atlanti, cioè, di un popolo molto più occidentale; per questo la sua prodezza non la compie per incarico di un semplice Re mortale come Polidette ma della Dea della Saggezza, Frya, la consorte di Navutan : tutti i i nomi e le funzioni degli Dei, furono in seguito cambiati, e ritoccati, dai popoli del Patto Culturale, lasciando la storia di Perseo nella forma oggi conosciuta.