IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 400
ridotto solo al campo dell'anima o al cervello fisico, cioè al terreno esclusivamente
materiale. Naturalmente, essi non potevano sapere esattamente cosa fosse accaduto allo
Spirito Eterno perché agli Iniziati della Fratellanza Bianca mancava la capacità di
percepire gli Esseri Increati; ma consideravano un trionfo delle loro tecniche di lavaggio
del cervello il dimostrare che le manifestazioni spirituali non esistevano più. Nello
specifico, si riferivano “all’Io", la manifestazione dello Spirito, come indicatore pilota
dello stato del prigioniero: se il trattamento culminava con la disintegrazione dell'io,
significava che un processo irreversibile avrebbe impedito la ricombinazione spirituale.
Sebbene il Simbolo dell’Origine continuasse ad essere presente nel Sangue Puro, la
distruzione della struttura psichica rendeva impossibile per l’Io concentrarsi nuovamente
nella sfera della coscienza. Però nel mio caso questo non era successo. Come
comprenderete, Essi speravano che l'ingestione delle psico-droghe avrebbe provocato
uno stato di schizofrenia acuta, una speranza che nel mio caso era rafforzata dalle
confessioni che erano riuscite a tirarmi fuori. Ma la situazione reale era che tutto ciò che
riuscivano a ottenere nell'interrogatorio non era volontario o involontario, ma meccanico: le
loro droghe agivano sul soggetto cosciente dell'Anima, non sul Sé, e lo obbligavano a
ribaltare il contenuto della formidabile memoria razziale dei Signori di Tharsis, una qualità
propria della specializzazione biologica della mia famiglia con la quale presumibilmente i
Rabbini non erano abituati a trattare. Crederono che il mio io fosse frammentato o
disintegrato e che non avrei mai più raggiunto uno stato di coscienza spirituale stabile: la
confessione dimostrava, per loro, la frattura irreversibile della volontà spirituale.
Ma quella confessione era solo uno stupido tradimento dell'anima, il cui soggetto
leggeva il contenuto dei ricordi psichici. In una sfera profonda, la volontà del mio Io
resistette allo stupro in ogni momento ma senza essere in grado di impedire che i
contenuti mnemonici venissero vuotati all’esterno meccanicamente: quindi, per la gioia dei
Rabbini, i ricordi che la memoria conservava riguardo alla strategia stessa e la sua
esecuzione cominciarono a uscire dalla mia bocca. Scoprirono cosa era successo a Noyo
e partirono immediatamente, presumibilmente pesando di lasciarsi alle spalle un relitto
umano. Tuttavia, si vede che, come sempre, non gli sarebbe stato così facile eliminare i
Signori di Tharsis.
Cosa era successo? Bene, arrivai a capire quali conseguenze si aspettavano dal
lavaggio del cervello e riuscii a simulare con grande convinzione la demenza schizofrenica
da Loro predetta. Alla fine, convinti che la mia pazzia non avesse rimedio, decisero di
farmi uscire dal compromesso Convento Francescano e di internarmi momentaneamente,
fino all'arrivo di Bera e Birsa, in un Ospedale Neuropsichiatrico. Per questo dovevano
"legalizzarmi", cioè concedermi lo status legale di un prigioniero politico, al fine di ottenere
una soluzione burocratica nell'ospedale ed evitare tutte le future indagini. Cominciarono
quindi chiamando una tale chiamata "Colonnello Víctor Perez", soldato di razza ebrea che
lavorava per lo Shin Beth. Egli prese in carico il caso e produsse un documento gonfiato di
falsità, che includeva la presunta attività sovversiva di mio figlio Noyo e il sostegno che
avrei fornito a lui e all'organizzazione in cui era attivo. Esagerò la descrizione delle
circostanze della detenzione, degli interrogatori e del tenore delle confessioni; e ottenuta
da un medico militare la diagnosi di demenza e ricevette da un giudice l'ordine di
ospedalizzazione presso l'Ospedale Neuropsichiatrico Dr. Javier Patrón Isla, e in questo
modo sono arrivata qui, dottor Arturo Siegnagel. Ma poi ho deciso di morire.
Sì, stimato Dottore, in quei giorni, il mio unico desiderio era morire con onore,
suicidarmi prima di cadere nelle fatali grinfie di Bera e Birsa, per togliere ai Dannati