IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 399

l'opposizione strategica. Ma non arrivai molto lontano. Prima di lasciare la Provincia, ero già nelle mani degli agenti dello Shin Beth. Questi mi portarono al Monastero Francescano di Nostra Signora del Miracolo, a Salvador de Jujuy, dove la maggior parte dei preti sembrava essere sotto i loro ordini. In una sordida prigione, del tempo delle colonie, fui sottoposta a un raffinato interrogatorio durante il quale mi furono somministrati diversi tipi di droghe. Le domande erano poche ed esatte; sempre le stesse: dov'era la Pietra Extraterrestre? Cosa era successo a mio figlio Noyo? Dove mi stavo dirigendo? Quali erano i miei ordini? Avevo qualche contatto terreno, un Iniziato che condivideva l'operazione e lavoravo per conto mio? Abbreviando, dottor Siegnagel, credo di aver finito per confessare quasi tutto, incapace di resistere all'effetto delle droghe che mi impedivano perfino la rappresentazione del Segno della Morte, con il quale avrei potuto, in un'altra occasione, disincarnare proprio lì. Comunque, Noyo era già al sicuro nella Caverna Segreta: lo avevo percepito già da qualche tempo e avevo ricevuto segnali di conferma dagli Dei. Io cadevo, ma la Strategia trionfava! L'ordine dei Signori della Guerra era stato realizzato in modo impeccabile e nulla, da parte della Casa di Tharsis, avrebbe impedito la Battaglia Finale! Mancava solo ora che il Pontefice Iperboreo, il Signore dell'Orientazione Assoluta e il suo Ordine dei Costruttori Saggi, trovassero la Spada Saggia: e questo era totalmente fuori dalle nostre mani. Come capirete, queste riflessioni appartengono al presente. In quel terribile momento, quando la mia volontà era impotente nel dominare la mia lingua, un'angoscia indescrivibile mi aveva afferrato: mi stavano umiliando nella mia dignità di Iniziata Iperborea e sentivo come un tradimento, un’imperdonabile mancanza d'onore, la confessione involontaria che mi stavano strappando. Sebbene la possibilità di tale fine fosse già stata da noi contemplata. Ma in quei momenti Io volevo solo morire, anche se i maledetti Rabbini non volevano nient'altro che tenermi in vita: appena fui torturata fisicamente, perché tutta la loro azione era concentrata nel piegare e distruggere la mia struttura psichica. Non avevano intenzione di uccidermi e me lo dissero chiaramente, perché il mio corpo era intoccabile, come quello di Rudolph Hess. Sì, dottor Siegnagel: mi avevano riservato per un sacrificio rituale che Bera e Birsa in persona avrebbero eseguito. Sessantatreesimo giorno Vi chiederete, dottor Siegnagel, perché i miei rapitori mi mandarono all'ospedale Dr. Patrón Isla nella Città di Salta? La risposta è tristemente semplice, non molto difficile da immaginare. Gli Agenti Infernali, che conoscevano il segreto delle loro droghe sul corpo umano, sapevano che sarebbe stato impossibile per me fuggire da qualsiasi luogo: la volontà di resistere era completamente distrutta e, come ho detto, avevo perso completamente l'orientazione esterna. Non potevo muovermi da dov’ero, questo lo avevo ben chiaro. Ma allora io avevo deciso di morire. Lo spiegherò meglio: sebbene avessero infranto la mia volontà di liberarmi esternamente, io verificato in ogni momento che mantenevo intatte le facoltà spirituali interiori. La volontà del mio Spirito, dottore, non era stata spezzata nel ridotto abito della coscienza. Forse essi distrussero parte della struttura psichica, ma il danno poteva essere