IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 368
presenza di un ingresso sigillato dalle Vrune di Navutàn, un'entrata simile a quella
del della Caverna Secreta del Monte Candelaria, nella lontana Huelva. Ora le Vrune
erano chiaramente percepibili da loro e avrebbero potuto attraversare il muro in un istante,
solo avvicinandosi strategicamente all'apertura nascosta. Ma non sfuggì loro che solo
gli Iniziati Iperborei sono in grado di portare a termine quell'operazione: nella Casa di
Tharsis solo pochi tra migliaia di discendenti erano riusciti a farlo e questo gli fece
guadagnare il nome di Noyo o Vraya. Cosa avrebbero fatto allora? Avrebbero lasciato i
quattro catalani abbandonati? E, cosa più intrigante: come sarebbero passati quei ruvidi
guerrieri, che ovviamente non erano Iniziati?
Le risposte non avrebbero tardato ad arrivare. Uno degli Amauta prese una zucca
lagenaria (zucca a fisco) e, aprendola, procedette a dare da bere a ciascuno dei guerrieri
della loro guardia. Pochi minuti dopo la pozione aveva fatto effetto e gli indios erano
ipnotizzati, senza sbattere le palpebre ma mantenendo l'equilibrio. Evidentemente, la
droga li aveva momentaneamente privati della coscienza, dal momento che gli Amauta
li prendevano per le spalle e li spingevano sulle rocce della montagna; e questi si
lasciavano guidare docilmente. Ma la cosa più ammirevole per i Signori di Tharsis era
osservare come gli Amauta introducevano il guerriero nell'entrata segreta e
scomparivano dentro le enormi pietre, per tornare immediatamente a cercare il
seguente.
-Dei! Esclamò Lito di Tharsis. Se la nostra Casa avesse posseduto la formula di
quella sostanza ...
Alla fine solo gli spagnoli rimasero su questo lato della montagna, e gli Amauta
offrirono la zucca facendogli segno di bere. I sei Uomini di Pietra rinunciarono a provare la
droga, ma costrinsero gli scettici catalani a farlo. Ognuno di loro sorseggiò un sorso e
sperimentò, pochi minuti dopo, un effetto fulminante: caddero a terra, profondamente
addormentati. Bisognò, quindi, trascinarli all'entrata segreta, ma inspiegabilmente era ora
possibile introdurli in essa.
Quell'entrata segreta non dava, come a Huelva, a una grotta, ma a un tunnel
lungo circa cento metri, al termine del quale sorgeva una nuova fonte di shock per i
Signori di Tharsis. Infatti, all'uscita del tunnel si trovarono nel bel mezzo di una strada di
pietra con muretti sui lati e perfettamente allineata da nord a sud, che si perdeva in
lontananza verso entrambi i punti cardinali. Sul muretto laterale, incisi con i segni
dell'alfabeto runico del Futark, si vedevano alcuni tratti di iscrizioni e segni.
-Non c'è dubbio che sia una lingua germanica. Tuttavia, disse Lito, questa strada
ha tutto l'aspetto di essere stata costruita dagli Atlanti Bianchi. Osserva quelle pietre! Il
modo in cui sono scolpite! Questi sono autentici Menhir, che solo loro possono aver
scolpito!
L'osservazione di Lito fu prontamente confermata dagli Amauta: quando essi
arrivarono in quelle terre, molti secoli prima, quel sentiero era già lì. Ma solo gli
Iniziati potevano accedervi ed è per questo che si chiamava "Il Cammino degli Dei".
Gli invasori bianchi non l'avrebbero mai trovato, anche se avrebbero sicuramente
usato le due strade parallele che gli Inga costruirono imitando Il Cammino degli Dei.
Però essi, i due Amauta dal Berretto Negro, non dovevano parlare di questi temi con gli
Huancaquillis perché una tale missione era riservata agli "Atumuruna", che li attendevano
alla fine del Camino.