IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 367
iniziati, che in terre così lontane e sconosciute parlano una lingua germanica? Al momento
non ho le risposte.
-Ma cosa faremo ora? Chiese Roque
-Beh, sembra che gli Amauta dal Berretto Nero ci debbano condurre da qualche
parte. Suppongo che i custodi di questa fortezza saranno felici di lasciarci andare il prima
possibile, poiché la presenza degli Amauta non li compiace affatto, e la nostra, dopo il
massacro che abbiamo compiuto, non è per niente apprezzata. Propongo di uscire allo
scoperto ma di stare il più vicino possibile agli Amauta.
Così raccolsero i bagagli e, prendendo i cavalli per le briglie, uscirono lentamente
nel vasto cortile dove gli Amauta li stavano aspettando, seduti sui sedili delle lettighe. Lito
andò nell'altra casa e notò con rammarico che il Noyo bruciava di febbre e che la gamba
ferita era gravemente gonfiata. Portandolo tra le sue braccia, si unì agli Uomini di Pietra e
disse:
"Non possiamo andarcene senza curare Guglielmo. Laveremo la tua ferita con
acqua calda e aceto, di cui abbiamo ancora alcune gocce.
Procedette, quindi, a chiedere acqua, cercando di farsi capire dagli Amauta, ma
questi, non appena notarono lo stato del Noyo, diedero diverse istruzioni ai Muisca e quelli
si dedicarono alla cura: in un braciere di pietra, misero un contenitore con l'acqua a cui
aggiunsero le enormi foglie di una pianta molto verde; dopo aver fatto bollire l’infusione,
lavarono con il suo succo, la ferita, che coprirono con foglie dello stesso tipo; e dopo
averla accuratamente bendato, portarono una specie di barella composta da due lunghi
pali e una stoffa trasversale, posarono il Noyo e due guerrieri della guardia reale lo
caricarono verso la porta della fortezza: i Muisca non nascondevano l'urgenza che
avevano di vedere gli stranieri fuori dalle loro mura.
Cinquantottesimo Giorno
Gli Amauta erano sorvegliati da sedici guerrieri che si alternavano, di otto in otto, per
caricare le lettighe. A loro si unirono i sei Signori di Tharsis e i quattro catalani
sopravvissuti: l'indio Baqueano non fu autorizzato a viaggiare e lo dovettero lasciare con i
Muisca. Dell'ultima scaramuccia avevano salvato otto cavalli e due bulldog spagnoli, oltre
alle gabbie con i polli di Castiglia e tutti i bagagli.
Seguirono gli Amauta per uno stretto sentiero che procedeva in linea retta verso
est, salendo in modo permanente lungo la Cordigliera Orientale. Un giorno più tardi, dopo
aver passato la notte in una fredda grotta a 3.500 metri, conquistarono la vetta di una
catena montuosa che era come un braccio della catena principale. Tutto indicava che
sarebbe iniziata la discesa, ma gli eventi immediati avrebbero negato quella supposizione.
All'improvviso, dietro una curva, la strada finì bruscamente di fronte a un impenetrabile
muro di pietra: la montagna si sollevava di fronte alla carovana impedendone il passaggio.
Qualsiasi europeo, in una situazione simile, si sarebbe girato e avrebbe cercato un altro
modo per superare l'ostacolo: sarebbe stato logico. Ma si era visto che gli Amauta dal
Berretto Nero, come i Signori di Tharsis, non erano governati dai principi della Logica.
Senza batter ciglio, gli uomini scesero dai loro posti e si diedero a strani preparativi. Gli
Uomini di Pietra, ancora stupiti per quella fermata, guardarono più da vicino il muro della
montagna e poi, quasi simultaneamente, capirono cosa stava succedendo: erano in