IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 369
La capitale, Cuzco, si trovava al centro delle quattro regioni in cui era diviso
l'impero Inca: a Ovest, il Kontisuyu; ad Est, l'Antisuyu; a Nord, da dove provenivano i
signori di Tharsis, c'era il Chinchasuyu; e a sud, verso dove si orientava il Cammino degli
Dei, c'era il Kollasuyu. I due Sentieri Reali trovati dai “conquistadores” di Pizarro,
andavano da Nord a Sud, seguendo un sentiero parallelo al Camino degli Dei: il sentiero
della rotta costiera, nasceva a Tumbes e raggiungeva Talca, in Cile, 4000 chilometri dopo;
quello centrale, più lungo di mille chilometri, partiva da Quito e concludeva nel lago
Titicaca, ai confini del fiume Desaguadero. Anche il Cammino degli Dei, molto più
orientale, finiva il suo viaggio sul Lago Titicaca. Ma la differenza era che i Sentieri Reali
erano percorsi attraverso i quali si incanalava tutta l'attività dell'Impero: il Cammino degli
Dei, al contrario, era un sentiero segreto, conosciuto e usato solo dagli Amauta dal
Berretto Nero, i temuti Iniziati della Morte Fredda Atyhuañuy.
Il Cammino degli Dei mostrava un perfetto stato di conservazione, rivaleggiando
in alcuni tratti di eccezionale bellezza con le migliori strade europee: questo si otteneva
grazie alla distribuzione permanente di centinaia di uomini lungo il suo percorso, che
erano responsabili del mantenimento della strada, del servizio postale e del supporto dei
Tambo (struttura Inca costruita per usi amministrativi e militari) che esistevano ogni tre o
quattro leghe. Subito dopo aver percorso un breve tratto di quella ciclopica strada di
pietra, i viaggiatori si imbatterono in un Tambo di grandi dimensioni: secondo quanto
seppero in seguito i Signori di Tharsis, quei "Grandi Tambo" si costruivano nelle vicinanze
delle uscite segrete laterali del Cammino degli Dei. Il posto era accudito da membri della
stessa Razza bruna che serviva gli Amauta; alcuni bambini corsero a scaricare i lama che
venivano nella spedizione e a condurli in un recinto, ma mostrarono grande timore per i
cavalli spagnoli, che dovettero essere curati dai catalani. Lì mangiarono le inevitabili
tortillas di mais, i tamales, bevvero l'api bollente e riposarono mezza giornata. Un chasqui
(incaricato di consegnare la posta), nel frattempo, era partito di corsa per anticipare la
notizia dell'arrivo dei Signori di Tharsis.
Nonostante le giornate estenuanti, durante le quali marciavano tutto il giorno e si
fermavano solo di notte nei Tambo più vicini, il tempo passava senza che il Camino degli
Dei avesse mai fine. E settimana dopo settimana, il freddo, il vento e la neve, li
castigavano incessantemente, poiché il Cammino raramente scendeva sotto i 3000 metri,
costringendoli a coprirsi e ripararsi permanentemente. Un motivo di gioia lo costituì il
rapido miglioramento di Guglielmo di Tharsis: due giorni dopo la cura, la febbre era calata
notevolmente e la gamba aveva cominciato a sgonfiarsi; dopo quindici giorni poteva
camminare quasi normalmente. Ma sessanta giorni dopo, stavano ancora viaggiando
lungo la stessa strada rettilinea, i cui imprevisti ripetuti mille volte, gradini, rampe, tunnel e
ponti sospesi, ora sembravano monotoni e noiosi. La presenza delle iscrizioni runiche
nella stessa lingua germanica era costante durante i migliaia di chilometri percorsi, anche
se tendeva ad aumentare in varietà e perfezione mentre si avvicinavano al destino. Ma
quelle leggende e quei segni erano evidentemente posteriori alle costruzioni megalitiche
che erano disseminate lungo il Cammino degli Dei: tali pietre esibivano l'antico e
inconfondibile Segno delle Vrune di Navutàn, di cui le rune riflettono solo un simbolismo
superficiale.
Una settimana prima di raggiungere il lago Titicaca, arrivarono in un Tambo dove
otto Amauta dal Berretto Nero e uno strano personaggio li attendevano. Era un uomo
anziano con i capelli grigi e tratti del tipo nordico europeo, i cui occhi azzurri e la pelle
chiara confermavano la sua appartenenza alla Razza Bianca. Come i primi due Amauta