IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | 页面 357

de Pyrena. Quando ricevette l'Iniziazione Iperborea, ora con il concorso del Segno Vrunico Tirodinguiburr, avvertì gli Uomini di Pietra che oltre a depositare il Seme del Bambino di Pietra nel suo Cuore, la Vergine gli aveva rivelato una Stella Interiore, un Astro verde a cui poteva per arrivare ogni volta che voleva: intraprendendo un percorso spirituale intimo e situando il suo Io in quella Stella, l'antica Scienza Litica degli Atlanti Bianchi non aveva segreti per lui. Era, come diceva, come salire sulla cima di una montagna e contemplare un vasto panorama contestuale che svelava il significato strategico delle costruzioni megalitiche. E insieme alla Saggezza perduta, nell'Astro interiore, aveva riscoperto il sua Amata dell’Origine, che lo aspettava dal Smarrimento e Caduta, de più in là dell'Inferno e del Paradiso, per ritornare insieme a lui nella Patria dello Spirito Increato. Indubbiamente, Lito di Tharsis possedeva allora il secondo grado dell'Iniziazione Iperborea, cioè era un Pontefice Iperboreo, un Costruttore di Pietra capace di capace di tendere un ponte tra il Creato e l'Increato. Nella casa di Tharsis si cominciò a sospettare che fossero in presenza dell’Iniziato annunciato dal capitano Kiev, colui che avrebbe visto il segno litico di K'Taagar sulla Pietra di Venere. Quella presunzione cominciò ad affermarsi quando Lito manifestò la sua vocazione per il Noyvrayato e decise di prendere la Guardia della Spada Magica: nel 1525, senza alcuna difficoltà, entrò nella caverna segreta e vi rimase per un periodo di cinque anni, in compagnia de due Noyo che avevano custodito la spada per diversi anni prima. Le facoltà iniziatiche del Noyo Lito si svilupparono intensamente durante gli anni che durò il suo ritiro, un processo che accelerò ancor più quando l'immagine iniziò ad emergere dalla Pietra, cioè verso il quarto anno di Guardia. Inizialmente sfocata, mesi dopo la stampa di una scena megalitica appariva sulla Pietra di Venere, al punto che anche gli altri Noyo la percepivano, anche se senza dettagli. Al Noyo Lito, d'altra parte, dopo essere giunto ad avere una visione chiara solo guardando la Pietra di Venere, l'immagine gli comunicato anche in diverse occasioni alcune parole che con tutto il suo potere filologico non poteva interpretare, sebbene fosse evidente la presenza di numerose radici indoeuropee. Le parole erano: -Apachicoj Atumuruna! -Apachicoj Atumuruna! -Purihuaca Voltan guanancha unanchan huañuy! Pucara Tharsy! Ed ecco cosa rappresenta l'immagine. Sullo sfondo si apprezzava una catena di montagne o colline senza vegetazione; di esse, due si distinguevano perché le loro pendici formavano un'apertura profonda nel mezzo della figura, dalla quale si vedeva sorgere un filo d'acqua che bagnava una valle altrettanto arida. Ma questi elementi costituivano lo sfondo; ciò che veramente dominava la scena era una collina in leggera pendenza, sulla cui sommità appiattita c'era un enorme Menir di colore nero, circondato da un cerchio di otto menir minori. E questo era tutto, tranne dettagli minori: il cielo celeste, solo annebbiato da alcune nuvole imbiancate e il suolo dove erano disposti i menir, composto da una terra bruno-rossastra dalla quale spuntavano erbe basse e spinose. Il mistero di quella visione immutabile fu chiarito con il passare del tempo e per la fine del 1529 Lito de Tharsis si era già fatto un'idea generale del suo significato; sogni e messaggi telepatici gli fornivano le informazioni complementari di cui aveva bisogno. Secondo la sua convinzione, la Pietra di Venere stava rivelando quel luogo situato "in un paese lontano e sconosciuto" menzionato dal Capitano Kiev; un paese che esisteva "al di là del Mare Occidentale", aggiungevano ora i Messaggi degli Dei, e che non poteva